21/12/2010
Rogazione cambia posto
Carissimi rogazion-lettori ci siamo trasferiti su
http://rogazione.wordpress.com/
Si tratta di un blog piu' ricco di funzioni. Infatti troverete in linea anche un informale sondaggio sul tema delle Province.
Vi aspettiamo non solo curiosi ma anche partecipanti.
Gaetano Lo Russo e company.
18:36
Scritto da: sder23
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11/12/2010
La perla nascosta (P. Mario Di Pasquale)
18:06
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Germinario sul "Presidente del Capitolo Provinciale"
IL SUPERIORE GENERALE
PRESIEDE O DIRIGE IL CAPITOLO PROVINCIALE?
E’ nelle Norme, al numero 239, che viene definito il compito del Superiore generale, che partecipa al Capitolo provinciale.
L’articolo 239 recita: «Il Capitolo provinciale è presieduto dal Superiore Generale o da un suo Delegato, nominato con il consenso del suo Consiglio»
Due sono dunque le prerogative che, nel Capitolo VI delle nostre “Norme”, dal titolo “Il Capitolo Provinciale”, vengono riconosciute al Superiore generale:
1 – Partecipa di diritto, e dunque gli si riconosce il diritto di esprimersi con un
voto nelle votazioni capitolari.
2 – Presiede le Assemblee capitolari per l’intera durata del Capitolo.
Che il Superiore generale partecipi di diritto nei Capitoli provinciali e li presieda, è una norma saggia. Partecipando ai vari Capitoli provinciali, il Superiore generale ha modo di conoscere lo stato di parti rilevanti della intera Congregazione. E’ infatti nei Capitoli provinciali che vengono espressi, discussi e posti a tentativi di soluzioni i vari temi-problemi delle Province, che poi costituiscono l’intera Congregazione.
Ma se il Superiore generale partecipa di diritto, consegue anche lo presieda e, in certo modo, anche lo diriga, nel senso di condurlo ed orientarlo.
Ma il suo diritto di partecipare al Capitolo provinciale, e anche di presiederlo, si deve necessariamente estendere fino alla facoltà di intervenire con voto personale, quando si tratta di eleggere il nuovo Superiore Provinciale e i membri del suo Consiglio?
Le nostre “Norme” concedono al Superiore generale la facoltà, e quindi il diritto, di partecipare anche alle elezioni sia del Superiore Provinciale che dei Membri del suo Consiglio. E dunque non vi è dubbio che partecipare al Capitolo provinciale con la facoltà di un voto personale è un suo diritto. Il numero 239 delle norme recita infatti: «Questi (cioè il Superiore generale) ha gli stessi diritti degli altri partecipanti».
Ma la domanda che noi ci poniamo è la seguente. Riconosciuto al Superiore Generale il diritto di intervenire con un proprio voto nelle varie questioni poste al voto e nella elezione dei membri del nuovo Governo, è conveniente che egli eserciti tale suo diritto?
Quando si pone la questione della convenienza che egli intervenga con un proprio voto, non si nega minimamente il suo diritto di intervento.
Il Superiore generale ha il diritto. Ma la nostra domanda è se sia conveniente che lo eserciti?
A noi sembra che non sia conveniente, perché l’esercizio di tale suo diritto, in certo modo, entra in contrasto con la sua funzione di Superiore Generale che deve presiedere il Capitolo provinciale e non determinarlo. Deve infatti presiederlo, ma mostrando di essere un presidente super partes. Se invece interviene anche con un proprio voto che condiziona l’esito delle votazioni e l’elezione dei vari Ufficiali del nuovo Governo provinciale, è evidente che la sua presenza ed autorità non è più super partes. Specialmente quando si eleggono le persone che formeranno il nuovo Governo provinciale, anche l’atto elettivo del Superiore generale si risolve inevitabilmente in una scelta di persone con esclusione di altre. Ma se questo è consentito agli altri elettori, che sono partes inter partes, non è bene che sia consentito al Superiore generale che invece è di sua natura pars super partes.
L’inconveniente infatti è emerso nell’ultimo Capitolo provinciale del Centro-Sud di quattro anni fa. Nell’elezione del IV° Consigliere provinciale, che assumeva anche l’ufficio di Economo provinciale, la elezione si trovò, alla fine, a registrare due persone a parità di voti. E’ evidente che la parità di voti è stata raggiunta perché ha anche votato il Padre Generale. Se non avesse votato il Padre Generale, sarebbe stato chiaro che uno dei due avrebbe avuto la maggioranza. E tutto sarebbe stato pacifico. Ma i due sono risultati pari, proprio in ragione del fatto che ha votato anche il Superiore Generale. Per chiunque egli abbia votato, è stato quel suo voto a portare in pareggio i due votati. Con la conseguenza che dei due è risultato eletto il più anziano di età. Ma se il voto del Superiore Generale non ci fosse stato, sarebbe stato possibile che l’altro meno anziano poteva aver ricevuto un voto in più.
Non sappiamo ufficialmente per chi il Superiore Generale ha votato. Ma resta che sia stato il suo voto che ha pareggiato le sorti. E comunque, se ha eletto uno, egli ha dovuto escludere l’altro. Aveva tutto il diritto di farlo. Ma così facendo, egli ha scelto uno e rifiutato l’altro. E dunque non è stato super partes. Agli altri Capitolari è consentito, ma sembra che non sia consentito ad un Superiore Generale, che appunto deve mostrare di essere super partes.
A mio parere il Superiore Generale, partecipando e presiedendo i vari Capitoli provinciali, mostrerebbe veramente di essere pars super partes rinunciando all’esercizio del proprio diritto. Se invece crederà opportuno presiedere i Capitoli provinciali, esercitando anche il diritto di un proprio voto elettivo, egli potrà regolarmente farlo. Eserciterà un suo diritto. Ma sarà poi difficile dimostrare che egli sia, per il Capitolari, pars extra partes.
P. Mario Germinario
18:04
Scritto da: sder23
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Di Pasquale sulla "Sacra Alleanza"
Ritorno su un tema che già ho trattato in un articolo per Studi Rogazionisti circa la questione della denominazione della "Sacra Alleanza"
In quell' articolo scrivevo: «Il Santo Fondatore di per sé non ha dato un nome ufficiale. Nella Prefazione alle Preziose Adesioni, egli usa, quasi di sfuggita, l'espressione "Sacri Alleati". Così scrive:"L' unione di tanti Sacri Alleati nelle quotidiane preci per ottenere i Buoni Operai alla S. Chiesa renderà efficace questa continua Rogazione» (Stydi Rogazionisti, n. 104, p. 129, Gennaio 2010).
Senza nulla rinnegare circa la sostanza di quanto ho scritto, desidero rettificare l'affermazione secondo cui il Fondatore avrebbe usato "quasi di sfuggita l'espressione Sacri Alleati"
No! Miei cari quasi venticinque lettori. Il Santo Fondatore ha inventato ed usato fin da subito l'espressione "Sacra Alleanza".
P. Salvatore Greco mi ha dato in fotocopia, il testo di una lettera-modulo, personalizzata per S. Em.za Il Card. Michelangelo Celesta, Arcivescovo di Palermo dal 1871 al 1904 e creato Cardinale da Leone XIII nel 1884.
I – LA LETTERA
«Eminenza,
con grande carità la E. V. da più anni ci largisce tre spirituali favori d' inestimabile prezzo, cioè: celebra una divina Messa annua per vantaggio spirituale di questa Pia Opera, offre ogni giorno nel gran Sacrifico, alla elevazione delle Sacre Specie, questa Pia Opera al Signore e la benedice giornalmente e largamente in fine della Divina Messa.
Dal tempo che la E. V. e molti altri suoi Venerabili Colleghi dell' Episcopato, ci hanno accordato così insigni grazie, questa Pia Opera ne ha conseguito visibilmente i mirabili effetti…
Se non che un' altra idea mi si affaccia alla mente, ed è come il compimento di quella Santa Alleanza di cui la E. V. ha immensamente onorato questa Pia Opera…
Io dunque, in nome di tutta questa Pia Opera… in nome di quelle divine parole pronunziate dal S.N.G.C.: Rogate ergo Dominum messis ut mittat Operarios in Messe Suam, vengo a pregare la carità della E. V., affinché giornalmente, nella celebrazione della S. Messa, nella recita del Divino Ufficio…voglia intenzionalmente a noi unirsi…in tutte le preghiere che quotidianamente in questa Pia Opera si innalzano per ottenere i buoni e santi Operai a tutta la Chiesa…
Questa Pia Opera, volendo mostrare la sua grande gratitudine peri Sacri Pastori della Chiesa che si degnano accordarle i tre spirituali vantaggi, ed entrare con la stessa in spirituale unione di Preghiere per ottenere i Buoni Operai alla S. Chiesa, si reca a grandissimo onore offrire i seguenti spirituali vantaggi:
1°. In primo luogo questa Pia Opera…prega giornalmente per tutte le Diocesi e Seminari i cui Vescovi la onorano di tanti spirituali vantaggi…
2°. In secondo luogo, in questa Pia Opera si fa giornalmente una particolare preghiera nella S. Messa…per la salute e prosperità dei Vescovi che ci onorano di tanta sacra alleanza (sottolineatura mia)…
E le anime sante dei Vescovi suffragate dai Poverelli del Cuore di Gesù, seguiteranno ad intercedere dal Cielo grazia e misericordia per questa Pia Opera che si è consacrata a raccogliere dalla bocca adorabile di Gesù Cristo il Mandato del Suo Divino Cuore: Rogate ergo Dominum messis ut mittat Operarios in Messem Suam».
Alla lettera del Padre il Cardinale acclude la minuta autografa di risposta, per il Segretario, che si apre così:
«…Con piacere riscontro la sua circolare mentre Le accuso ricezione della pagella contenente la preghiera al Cuore di Gesù per ottenere buoni Operai Evangelici alla S. Chiesa…».
II – SINTESI DELLA LETTERA
1°.- La lettera è datata 10 agosto 1900, vale a dire 3 anni dopo la prima adesione, nel 1897, alla Sacra Alleanza da parte di Mons. Giovanni Blandini, Vescovo di Noto.
2°.- All' inizio parla dei "tre spirituali favori" che l' Arcivescovo "largisce" e cioè:
- Celebra una divina Messa annua pe ril vantaggio spirituale della Pia Opera.
- Offre ogni giorno nel gran Sacrificio, la Pia Opera al Signore.
- Benedice giornalmente e largamente, in fine della Divina messa, la Pia Opera.
3°.- Da quando l' Arcivescovo e altri suoi "Venerabili Colleghi" dell' Episcopato hanno accordato "così insigni grazie", la Pia Opera ne ha conseguito visibilmente "mirabili effetti",
4°.- Del pari si auspica che la Diocesi abbia a sperimentare il frutto della quotidiana e incessante preghiera che la Pia Opera innalza giornalmente al Divino Cospetto per i Buoni Evangelici Operai.
5°.- Un' altra idea – "come il compimento di quella Santa Alleanza di cui la E. V. ha immensamente onorato questa Pia Opera" – sottopone all' Arcivescovo, certo che Questi la troverà conforme al suo zelo apostolico e alla sua grande fede.
6°.- La nuova idea che è proposta all' Arcivescovo di Palermo – in nome soprattutto delle parole di Cristo…Rogate… - è quella che l' Arcivescovo voglia "unirsi (se non con intenzione attuale, almeno virtuale) a tutte le perghiere per i Buoni Operai, quotidianamente innalzate nella Pia Opera".
7°.- Il mandato del "Rogate£ fu dato in modo particolare agli Apostoli. Ora gli Apostoli viventi sono coloro "quos Spiritus Sanctus posuit Episcopos regere Ecclesiam Dei: i Vescovi".
Per questo "a che varranno le nostre preghiere se non sono avvalorate da quelle dei Sacri Pastori?". Perciò si prega l' Arcivescovo di "accordarci questa spirituale unione in questa apostolica preghiera con cui questa Pia Opera intende adempiere il Divino Comandamento".
8°.- Quando l' Arcivescovo, insieme a tanti altri "Pastori d' Israele" avranno data questa nuova preziosa adesione, allora questa preghiera, "penetrando nel Cuore SS. di Gesù, ne resteranno commosse le viscere della Sua infinita misericordia, e la Chiesa ne conseguirà il massimo di tutti i beni".
9°.- La Pia Opera, grata ai Sacri Pastori che le accordano i tre spirituali favori, si onora di ofrrire i seguenti spirituali vantaggi:
a) Preghiera per le Diocesi ed i Seminari dei Vescovi che accordano i tre spirituali vantaggi.
b) Speciale preghiera nella S. Messa per i Vescovi che ci onorano di "tanta sacra alleanza".
c) Due SS. Messe mensili per le intenzioni dei sacri Benefattori Apostolici.
d) Due SS. Messe al mese per i Vescovi defunti che vollero tanto beneficare la Pia Opera.
e) Santa Messa "cantata" alla notizia della morte di un Vescovo "Sacro Alleato.
A questa SS. Messe si uniscono le preghiere degli orfani e dei poveri e di tutti i componenti la Pia Opera.
III – CHIOSE
1.- La prima chiosa da fare a questa bellissima lettera-modulo del Fondatore è questa: I tre spirituali favori che "da più anni" l' Arcivescovo di Palermo elargiva erano: a) Celebrazione di una Divina Messa annua; b) Offerta qutoirdiana della Pia Opera nel gran Sacrificio; c) Benedizione quotidiana della stessa alla fine della S. Messa.
A questa idea di richiedere i tre spirituali favori per la Pia Opera – cosa richiesta anche ad altri Vescovi – ora viene fatta esplicita richiesta di aderire ad una nuova idea: "unirsi in tutte le preghiere che quotidianamente in questa Pia Opera s' innalzano per ottenere i buoni e santi Operai a tutta la Chiesa".
E' del tutto evidente che la richiesta riguarda la "Sacra Alleanza" per ottenere i Buoni Operai. Anzi la Pia Opera è presentata come colei che "si è consacrata a raccogliere dalla bocca adorabile di Gesù Cristo il Mandato…Rogate ergo".
2.- La "nuova idea" di richiedere l' adesione alla "Sacra Alleanza" è una richiesta "in aggiunta" ai tre soirtuali favori, già richiesti precedentemente.
3.- La nuova richiesta è esplicitamente rivolta per l' "adesione" alla preghiera per i Buoni Operai che si eleva nella Pia Opera.
4.- Il Fondatore definisce "Sacra Alleanza" l'adesione alle preghiere della Pia Opera.
5.- Al di là del fatto che fin dalle prime adesioni era già chiara la sorpresa nel constatare che la preghiera per i Buoni Operai fosse un "comando" di Cristo e che, forse era la prima volta che nella Chiesa nascesse un' Opera che si consacrava a tale preghiera e la incarnava nelle opere di carità, come si fa a dire e a scrivere che le richieste dei favori spirituali riguardavano solo le opere di carità?
6.- La lettera al Cardinale di Palermo è datata 10 agosto 1900.
La Sacra Alleanza ha ricevuto la sua prima adesione il 22 novembre 1897, quella di Mons. Giovanni Blandini, Vescovo di Noto.
Va sottolineato che fin dalle prime adesioni viene apprezzata l' Opera del Fondatore, non solo in quanto opera di carità, ma, appunto, perché prega per i Buoni Operai.
7.- La richiesta al Cardinale di Palermo di aderire alla "Sacra Alleanza" in realtà, non era del tutto nuova (forse lo era per il Cardinale), infatti già nelle prime adesioni, il riferimento ai Buoni Operai - . intesi principalmente come "vocazioni sacerdotali" – è esplicito.
«Mi è molto cara e consolante la Istituzione di cui Lei mi scrive nella sua pregiatissima lettera. Quanto bisogno abbiamo di evangelici Operai secondo il Cuore di Dio. La marea monta e le nostre barchette cominciano ad essere sfornite di rematori…».
Siracusa, 21 Giugno 1898
Aff.mo in G. C.
+ Giuseppe M. Fiorenza
Arcivescovo
8.- L' affermazione del Fondatore smantella "ab imo", la tesi di coloro che – non si sa perché – hanno sostenuto e vanno sostenendo che il Fondatore richiedeva solo i tre spirituali favori per la Pia Opera.
NO! NO! NO!
Cari signori o reverendi studiosi degli scritti del Padre Fondatore, prima a ncora di approfondire meglio e di più gli stessi, sarebbe opportuno e necessario che tali scritti li leggiate "in recto" e non "in obliquo".
IV – CONCLUSIONE
Il nome "Sacra Alleanza" è stato "coniato" dal Santo Fondatore.
Sarebbe bene, opportuno, prudente ed intelligente, in eventuali cambiamenti, elaborare una espressione veramente migliore, più comprensibile e più significativa di essa, prima di avventurarsi in cambiamenti che, non solo non sono più significativi, ma sono piuttosto frutto di un "prurito" di novità e di "mania statutarista" non certo in sintonia con la volontà e lo spirito del Santo Fondatore.
Nella nostra pochezza, liberi da ogni etichettatura, rivendichiamo una conoscenza degli scritti del Padre semplice, modesta e trasparente, ma professiamo la nostra fedeltà alla "Alleanza" salvifica stabilita con l'uomo dall' Eterno Divin Genitore e alla "Sacra Alleanza" che della prima è "via sicura".
17:52
Scritto da: sder23
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21/11/2010
In preparazione del Cap Prov ICN (di GLR)
Ieri la nostra Commissione Pre-Capitolare ha licenziato il testo del mini-elaborato che sarà consegnato al Provinciale nella prima decade di Dicembre. Abbiamo avuto poco tempo per farne un testo "giusto", ma come base di discussione credo presenti aspetti concreti e urgenti. Il testo ovviamente non posso pubblicarlo perchè dovrà essere prima consegnato al commitente. Comunque il mio modesto contributo consisteva di un testo che occupa un solo A4 che qui sotto presento e che ho chiamato
Linee operative di azione
- Circa la Pastorale Giovanile Vocazionale
Si ravvisa la necessità dell’urgente apertura (o riapertura) di un unico centro di coordinamento qual’era quello di Assisi che agisca anche a livello europeo affidando questo compito ad almeno 2 religiosi che lavorino a tempo pieno e in stretto coordinamento con gli incaricati locali. - Circa le opere di carità
Rendere operativo il COA (Coordinamento Opere Antoniane) per focalizzare il nostro unicum di fondazione e rendere ancora più operativi i nostri centri di aiuto al prossimo e ai minori in difficoltà. Individuare anche eventuali energie tra il nostro laicato a cui affidare parte del lavoro per un reale coinvolgimento nel nostro carisma. - Circa le opere pastorali
Dove possibile, grazie al notevole numero di religiosi in età matura, accettare parrocchie e cappellanie sul territorio. Individuare delle linee per un maggior coinvolgimento dei laici nelle opere parrocchiali e sociali. - Circa i laici
Rendere più incisive le azioni per il coinvolgimento dei nostri tre grandi gruppi storici di laici tra gli Ex-allievi, le Famiglie Rog e l’Associazione ERA. - Segreterie Antoniane
Verificare con urgenza la possibilità, pur mantenendo testate e archivi benefattori indipendenti, di concentrare in una solo struttura operativa tutti i nostri uffici UPA. Si risparmierebbe in personale e si ricaverebbe più efficienza.
Un’altra proposta
La Provincia potrebbe dotarsi di 4 gruppi di lavoro stabili coordinati dal Provinciale e dal suo Consiglio che si interessino dei seguenti settori:
1. Opere di carità (sarebbe il COA appena sorto);
2. Opere pastorali;
3. Animazione laicato e vocazioni;
4. Economia e Segreterie Antoniane.
A questi gruppi dovrebbero essere designati 4 religiosi che hanno già una buona esperienze sul settore e che preparerebbero anno per anno delle Assemblee ad hoc in cui coinvolgere tutti i religiosi e su argomenti ben specificati.
I 4 gruppi di lavoro potrebbero assumere una forma stabile ed essere integrati anche da personale laico al fine di ottimizzare risorse e conoscenze. Tutto questo servirebbe per non lasciare che competenze acquisite e occasioni giuste possano essere neutralizzate dalla non giusta preparazione di chi ogni quattro anni è chiamato a governare la Provincia.
12:12
Scritto da: sder23
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20/11/2010
Vediamo di farla finita
Mio caro e indefettibile amico vedi di farla finita con questo soporifero tema dei "panni sporchi" che andrebbero lavati in casa. Questo blog non è una lavatrice, non è una berlina, non intende criticare nessuno, ma come ascritto fin nella testata è destinato a condividere idee e attese. E dato che idee ce ne sono poche e attese meno ancora, a pochi giorni dal Capitolo Generale, quando il sottoscritto si è reso conto che questi si doveva occupare solo di regole ha sentito forte la necessità di far notare che nel nostro ambiente è del tutto spento un libero dibattito sui temi che ci sono più a cuore e per i quali qualcuno ha preferito prendere il largo vista questa grave lacuna. I recenti fatti di Napoli hanno reso la prova-metafora che i problemi rimandati non sono problemi risolti. E alcuni sono maestri nel rimandare perchè fanno passare per riflessione ciò che invece non è altro che un evidente smarrimento. Ma smarrirsi è umano, diventa diabolico il non condividere scelte ed eventuali soluzioni. Avremmo invece bisogno di confronto, di idee e non di prese di posizioni. E meno che meno la tua che mi suona censoria. Internet è uno strumento nuovo che fino a ieri non potevamo utilizzare perchè non esisteva ed eccoci. Hai paura che i "laici" o "quelli di fuori" percepiscano delle cose che non vanno? E non ne sei contento? Almeno si accorgerebbero che siamo vivi e che le cose, quelle che ci riguardano, ci interessano sul serio. Le persone coinvolte? Qui si cerca di non coinvolgere nessuno, ma di capire se c'è modo di cambiare atteggiamenti. Non ne ravvedi la necessità? Va bene. Stai nel tuo e non ti percuotere. Nelle elezioni dell'ultimo Capitolo Generale ho notato delle cose che non mi sono affatto piaciute, ma dato che parlarne significherebbe andare a colpire qualche persona, me ne astengo. Però mi permetti che denunci che certe cose in un quel modo non andrebbero fatte? Sì o no? In ogni caso se leggi qualcosa che non ti sta bene il sito è aperto a tutti e come fu caro al buon Voltaire anch'io sono dell'avviso che posso non condividere la tua opinione, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto ad esprimerla. Pensaci e se ne hai voglia anzichè angustiarmi con le tue paturnie scrivi da uomo libero. Hai fatto il voto di obbedienza non quello di belata sudditanza. Tuo sempre più affezionato Gaetano Lo Russo
13:11
Scritto da: sder23
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19/11/2010
CUPOLE E CUPOLETTE (Mario Di Pasquale)
Credo sia giunto il tempo che nel dibattito sereno, ma schietto, sincero e "senza se e senza ma", si affronti un tema "scabrosissimo".
E' il tema che il Fondatore, nella XXXIV Dichiarazione e Promessa, definisce: «LO SPIRITO DI PARTITO».
Non è un tema vecchio, ma attualissimo e che si è avviato verso un consolidamento tale da spingere la Congregazione e le sue parti verso una "deriva" che potrebbe essere qualificata di "stampo mafioso".
Sì! Miei cari quasi venticinque lettori, avete letto e capito bene: «Potremmo essere in una deriva mafiosa».
Tempo fa credevo che simili riferimenti fossero solo qualche "sussurro" maliziosetto.
In tempi più recenti, il sospetto di "cupole" e "cupolette" e diventato "voce esplicita".
Ultimamente le voci già parlano di "accordi preventivi" in vista dei prossimi Capitoli Provinciali. E non parlo del celebrato Capitolo Generale, dove qualche "cupoletta" ha già fatto il suo "lavoretto".
Io ritengo che se le voci sugli "accordi preventivi" sono vere, la situazione è grave ed anche "cancerogena". Per questo va affrontata, denunciata e trattata "chirurgicamente", senza paure.
Il bene della Congregazione non può e non deve essere assoggettato agli interessi (non si sa bene quali) di capi, capetti e capi bastone..
Ribadisco anche qui, a chiare lettere ed in "grassetto", che il dibattito ed i riferimenti, non intendono colpire le persone, bensì le situazioni e gli eventi.
I – DAL FONDATORE – AL CJC – AL REGOLAMENTO DEL CAPITOLO GENERALE
Prima di ogni considerazione, analisi e dibattito, è bene richiamare gli insegnamenti e le prescrizioni del Santo Fondatore, della Chiesa e della nostra Normativa.
A) IL FONDATORE – XXXIV DICH. E PROMESSA
«Fuggirò come peste lo spirito di partito, considerandolo come principio di totale rovina dell' Istituto e se mi accorgo di vederlo apparire, lo combatterò con le buone esortazioni, con l'esempio, col mio sacrificio, col ricorso ai superiori. Se sarò chiamato a dare il voto in qualche relazione o altri affari del nostro Istituto, lo darò alla presenza di Dio, secondo che mi detta la coscienza, dopo premesse ferventi preghiere e matura rflessione, per quanto il tempo lo consente, e mai con spirito di partito o di umani riguardi o di fini personali: dalle quali miserie supplico i Cuori SS. di Gesù e di Maria di voler sempre liberare me ed i miei confratelli in Gesù Cristo».
B) IL CJC – Can. 626
«I Superiori nel conferire uffici e i membri nelle elezioni osservino le norme del diritto universale e del diritto proprio, si astengano da qualunque abuso o preferenza di persone e null'altro avendo di mira che Dio e il bene dell' Istituto, nominino o eleggano le persone che nel Signore riconoscono veramente degne e adatte. Inoltre nelle elezioni rifuggano dal procurare in qualunque modo voti per sé o per altri, direttamente o indirettamente».
C) REGOLAMENTO DEL CAPITOLO GENERALE
Il n. 31 del Regolamento del Capitolo Generale, applicabile per analogia ai Capitoli Provinciali, così recita:
«I Capitolari, nelle elezioni osservino le norme del diritto universale e del diritto prorprio, si astengano da qualunque abuso o preferenza di persone e null'altro avendo di mira che Dio e il bene dell' Istituto, nominino o eleggano le persone che nel Signore riconoscono veramente degne e adatte. Inoltre nelle elezioni rifuggano dal procurare in qualunque modo voti per sé o per altri, direttamente o indirettamente».
II – QUALCHE "SPILLO" DI ANALISI
1° - LA XXXIV DICH. E PROMESSA
Il taglio "ascetico" della Dichiarazione e Promessa del Fondatore non è meno efficace e chiaro dei testi giuridici sopra citati.
"Fuggirò come peste lo spirito di partito, considerandolo come principio di totale rovina per l' Istituto….
…Lo combatterò con le buone esortazioni, con l'esempio, col mio sacrificio, col ricorso ai superiori… Se sarò chiamato a dare il voto…lo darò secondo che mi detta la coscienza".
Queste del Fondatore sono idee e prescrizioni inequivocabili, talmente lineari ed esplicite che non hanno bisogno di "interpretazioni" o – in gergo giuridico – di "epicheia".
Se "lo spirito di partito" è una "peste", chi lo suscita e lo pratica, non può che essere un "untore".
Francamente di tutto c'è bisogno, tranne che di "untori".
Se per il Fondatore lo "spirito di partito" è "principio di totale rovina", chi lo suscita e lo pratica vuole la rovina dell' Istituto.
Per questo – secondo il Fondatore – bisogna "combatterlo".
E' quello che si vuole cercare di fare con le presenti riflessioni e proposte.
2° - Il CJC – Can. 626
Anche l' imperativo del CJC, can. 626, è netto e perentorio: «I Superiori nel conferire uffici e i membri nelle elezioni…. si astengano da qualsiasi abuso o preferenza di persone… rifuggano dal procurare in qualunque modo voti per sé o per altri, direttamente o indirettamente».
La prima osservazione che risalta nella lettura del can. 626 è quella che il diritto universale prescrive perentoriamente l' astensione da "abusi" e "preferenze", sia nelle elezioni che nel "conferire uffici", cioè, nelle "nomine".
E' del tutto evidente – ma è sempre bene ribadirlo – che il CJC quando parla di "abusi" e "preferenze" non si riferisce al "normale ed ovvio discernimento" per individuare le persone più idonee, sia per il "conferimento di uffici", sia "nelle elezioni".
L' abuso o la preferenza avvengono quando sia il "conferimento di uffici", sia "l'elezione", si fanno sulla base di accordi consociativi, a prescindere dalla idoneità della persona. In questi casi c'è abuso o preferenza, cioè la logica della "cupola" o "cupoletta", che porta alla "deriva mafiosa". Infatti le persone "nominate" o "elette" sulla base di simili "accordi preventivi", sono "condizionate" dal "gruppo" ("cupola") e diventano "ipso facto" "complici" del sistema "mandamentale".
3° - IL REGOLAMENTO DEL CAPITOLO GENERALE, N. 31
Il n. 31 del Regolamento del Capitolo Generale, sostanzialmente riproduce il can. 626.
Sia il canone, sia il Regolamento – nella parte finale – sanciscono: «Inoltre nelle elezioni rifuggano dal procurare in qualunque modo voti per sé o per altri, direttamente o indirettamente».
Il "procurare voti" – comunque si voglia interpretare quel "rifuggano", cioè sia nella forma imperativa che , eventualmente, esortativa – è "concettualmente" vista dal legislatore come qualcosa di obbrobrioso. Non a caso è stato scelto il verbo "rifuggire".
Questo verbo – tanto per essere precisi – ha un doppio significato. Il primo è quello di "fuggire nuovamente". Il secondo, invece, quello di "evitare a causa di una accentuata avversione". (Cfr. Devoto – Oli, Nuovo Vocabolario della lingua italiana).
Offenderei l' intelligenza dei miei quasi venticinque lettori, se sottolineassi che il "rifuggano" del CJC e del Capitolo Generale, va interpretato nel secondo significato del verbo.
Se così è – e lo è realmente – ciò che viene sancitoo è di evitare il "procurare voti" "a causa di una accentuata avversione".
Così i testi giuridici convergono con i testi ed i concetti spirituali, morali e ascetici dell Fondatore: «Fuggirò come peste lo spirito di partito, considerandolo come principio di totale rovina dell' Istituto».
III – LA REALTA'
Qual'è, allora, la realtà nella Congregazione e nelle Province?
1° - Occorre ribadire che – come detto sopra – dai "sussurri" si è passati alle "voci" e dalle voci agli "accordi preventivi".
In qualche parte della Congregazione, agisce da più di qualche anno un "gruppo" ("cupola") che non solo influenza elezioni e nomine, ma si coalizza "contro" persone ed orientamenti, diversi dai loro.
E' già accaduto precedentemente. per cui per qualche Capitolo Provinciali sono stati eletti certuni a scapito di altri.
E' avvenuto in qualche Capitolo Provinciale in cui l'elezione del Superiore Maggiore è avvenuta "sul filo di lana" per le manovre o i maneggi di qualche gruppo "coalizzato" prima, durante e dopo il Capitolo. Si badi bene che certe elezioni non si orientano su certe persone per effetto del "momentaneo" scambio di idee tra una votazione e l'altra, ma per accordi presi per votare far votare quelle persone. Siamo, cioè, al "procurare voti".
2° - Lo stesso meccanismo si è già messo in moto per i prossimi Capitoli Provinciali.
In qualche Provincia, la "cupola" ha già "designato" – ad esempio – il prossimo Economo Provinciale.
In questa ottica, forse, si spiega la "precipitosa" pressione per far "partorire" l'anomalia della disposizione del 04/08/2010.
La reazione a questo "agire" ed "agito" è quella che gli altri Confratelli per arginare simili "manovre", saranno costretti a "coalizzarsi" anch'essi ed ecco la contrapposizione tra "gruppi", non a livello culturale, di opinioni, riflessioni, proposte e progetti, ma a livello di puro e semplice "potere".
In questa situazione "lo spirito di partito" è superato dalla "prassi partitica" che si contende il potere.
Questa è – senza giri di parole – "deriva mafiosa".
3° - Occorre constatare che tali "fenomeni" possono concretizzarsi là dove i "numeri" per le nomine e per le elezioni sono estremamente ridotti. E' il caso delle Province italiane; PICS e PICN.
IV – PROPOSTA DI POSSIBILE SOLUZIONE
Con senso realistico e senza alcuna inutile drammatizzazione, la soluzione c'è ed è anche abbastanza semplice.
Con i piccoli numeri il coalizzarsi tra membri di "gruppi" o ("cupole") è molto più facile e controllabile. Soprattutto l'Autorità eletta per procurati voti dalla "cupola", è "sotto schiaffo" della stessa.
La soluzione sta nell'allargamento dei "numeri" e non solo dal punto di vista "quantitativo", ma anche dal punto di vista dell'interscambio culturale, quindi "qualitativo".
A) PROPOSTA PER LA CONGREGAZIONE
A livello di Congregazione – a mio parere – occorre "ridisegnare" le Circoscrizioni, e cioè:
1.- Eliminare l'eccessiva frantumazione.
2.- Aggregare non soltanto Comunità geograficamente confinanti a tutti i livelli: nazionale, continentale; ma anche quelle "culturalmente" integrabili o integrate.
L' evoluzione sociale odierna vive lo sforzo di integrazione culturale a livello "globalizzante".
3.- La parola d'ordine è: «Province allargate, meno Delegazioni».
B) PROPOSTA PER L' ITALIA
Nella logica di quanto detto sopra, per l' Italia è "drammaticamente urgente" costituire "una sola Provincia" e per di più proiettata "nell' integrazione culturale" a livello europeo. Insomma urge un' "Europrovincia".
Questo respiro "europeo" apre l'attuale situazione a più larghi orizzonti ed impedisce ai piccoli "gruppi" di trasformarsi in "cupole" o "cupolette" in stile "mafioso".
V – CONCLUSIONE
Miei cari quasi venticinque lettori, non ho sognato, né ho fantasticato, ho avanzato una proposta concreta, fattibilissima. Essa è l' unico modo possibile per "combattere" la peste dello "spirito di partito" – rovina della Congregazione – con la sua conseguente "deriva mafiosa".
QUOD DEUS AVERTAT!
19:32
Scritto da: sder23
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18/11/2010
NON SONO D’ACCORDO SUL TUO DISACCORDO!
CARO PADRE GAETANO
NON SONO D’ACCORDO SUL TUO DISACCORDO!
Scrivo questa “postilla” perché so che, per cultura e temperamento, gradisci anche quelli che dissentono dai tuoi pareri. Non sei infatti uno di quelli, di cui si può dire, che sono bravi, solo che non bisogna contraddirli. Rispondo perciò alle tue osservazioni che hai fatto al confratello “puntuto” perché io mi sarei permesso di criticare la nomina del nuovo Superiore di Messina nella persona del padre Paolo Galioto e perché tu ti saresti permesso di pubblicarla sul tuo sito “Rogazione”.
Non rispondo perciò al “puntuto”, al quale hai già tu stesso risposto. Rispondo invece a te nella parte della tua risposta, nella quale tu stesso dicevi di «non trovarti d’accordo con P. Germinario in quanto non credo che la nomina sia stata fatta per mettere a riposo il precedente, né che sia stata pensata scegliendo tra i cortigiani (sic!) più prossimi nel Consiglio provinciale».
Questo lo hai scritto sotto il titolo: “Telefonate pure, ma evitiamo le minacce…”
Ma io non ho mai scritto queste cose! Da dove hai potuto ricavare questi miei sentimenti? Chi ha parlato di mettere a riposo il Superiore precedente e di scegliere fra i cortigiani quello seguente?
Se si legge bene il mio intervento, al quale ti riferisci, io non criticavo il fatto che i Superiori avessero nominato il padre Paolo Galioto a Superiore dell’Istituto Cristo Re. Ho stima delle capacità del padre Galioto, con il quale mi relaziono con fraternità, amicizia e simpatia. E nel mio precedente intervento scrivevo che personalmente il padre Galioto era una persona «capace, onorabile e rispettabile senza dubbio». Ma aggiungevo anche che «non era questa la questione». E aggiungevo ancora che «il fatto è che a molti è sembrato criticabile che, a fine mandato ed in prossimità del Capitolo, un membro del Consiglio provinciale uscente, sostituisca alla direzione dello stesso Istituto il Direttore rimosso». Come vedi non ho parlato, come tu dici, di una scelta per mettere a riposo il precedente, e tanto meno mi sono permesso di insinuare che ciò sia stato pensato «scegliendo tra i cortigiani (sic!) più prossimi nel Consiglio provinciale». Cosa mi fai dire!? Se avessi detto quello che tu hai pensato che io abbia detto, avrebbe ragione il “puntuto” a reclamare. Ma io non ho detto e tanto meno pensato quello che tu scrivi.
Fatta tale precisazione, mi consentirai che io non sia d’accordo su quanto da te rilevato nelle considerazioni che hanno fatto seguito. Convengo che non basti «nominare un Superiore per dare assetto ad una casa». Così come convengo in parte che «molte case hanno delle opere e oggi quelle opere possono essere portate avanti solo se vengono chiamate persone che hanno maturato un minimo di competenze». Poi aggiungi che «molti di noi sanno fare molto, ma non tutti sanno fare tutto». E dunque ritieni che chi deve fare il Superiore, oggi deve saper “fare tutto”. Ma ignori che spesso accada che chi si ritiene sappia fare tutto, è capace anche di fare “di tutto”? Il fatto è, caro padre Gaetano, che a decidere chi sa fare tutto sono sempre i Superiori. E devi riconoscere, dalla esperienza della vita, che spesso alcuni Superiori ritengono che dei religiosi sappiano fare tutto e perciò li fanno Superiori, mentre altri Superiori ritengono che quegli stessi sanno fare molto ma non tutto, e perciò non li fanno o li tolgono da Superiori.
Ma lasciamo stare questo tipo di assunzione di principio che a me non convince affatto, proprio perché convalida il principio che i Superiori debbano essere anzitutto gestori di cose e, se capita, si spera che siano anche religiosi che abbiano cura delle persone. E uno delle ragioni della crisi profonda della vita religiosa: si hanno sempre più persone, nella Chiesa e nella vita religiosa, che sanno gestire le cose e non sanno curare le persone! Ritengo invece che la prima dote richiesta in un Superiore di comunità religiosa sia quella che di sapere curare le persona, prima di saper gestire le cose.
Scrivi anche che comprendi i Superiori i quali dichiarano che la «scelta dei responsabili a volte si fa sulle dita di una sola mano». Anche in questo posso convenire. Scegliere infatti un Superiore di comunità è delicato e difficile. Ma quello su cui non convengo, per la ragione è che le dita di quella mano li si debba trovare solo tra i cinque religiosi del Consiglio provinciale e non nel resto dei 60 religiosi! E perciò confermo quanto già osservavo: «Così che ora tutti i membri del Consiglio provinciale hanno uffici o posti di direzione, e quindi esercitano speciali poteri, o nella Direzione degli Istituti o nella Direzione delle Opere». E dunque io non critico il fatto che abbiano scelto il padre Paolo Galioto. Critico che abbiano eletto a Superiore di Cristo Re un Consigliere provinciale in un momento speciale della nostra Provincia. Ritengo che non avrebbero dovuto scegliere fra le dita della mano del Governo provinciale che sono solo 5, di cui 4 già impegnati, ma fra le dita della mano della Provincia che sono più di 40 0 50, di cui molti realmente capaci di assumere l’ufficio di Superiore. Io certamente no! Ma altri certamente sì!
Sempre nella fraternità, nella stima e simpatia reciproca, ti saluto con affetto e con te saluto anche tutti quelli che vorranno leggerci con intelligente e pacifica comprensione.
P. Mario Germinario
22:10
Scritto da: sder23
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05/11/2010
Antoniani, animazione e rianimazione. Un progetto
Ha inizio oggi, 5 novembre 2010, a Firenze il primo incontro tecnico di preparazione per
Antoniani's Film Festival sulla minore età
Ci sono alcune nostre case che per ragioni né imputabili a qualcuno, né tantomeno ascrivibili ad alcun che, sono del tutto sconosciute dal e sul territorio in cui insistono. E parliamo di case e comunità che per la loro attenzione a determinate realtà sociali esprimono pure un certo impegno appunto sociale. Non abbiamo bisogno di ciò che oggi viene chiamato con il nome di “visibilità”, non abbiamo di queste tentazioni narcisistiche, ma sentiamo forte la necessità di costruire intorno a noi e ai luoghi che abitiamo una “cultura” dell’attenzione verso le cose più importanti della vita quali la solidarietà, la legalità, la pace e la necessità di consentire ad ogni essere umano uno sbocco in un progetto che gli dia autonomia e dignità.
Viviamo in case che se escludiamo il buon cuore di tanti benefattori sparsi in ogni angolo del mondo non vede per esempio nelle feste natalizie alcun segno di gratitudine. E’ vero un paio di nostri fornitori con un panettone e due bottiglie di vino si disobbligano a modo loro dall’attenzione che abbiamo avuto essendo noi nel loro libro clienti. Ma il territorio, quella gente che sappiamo vive a poche decine di metri dalla nostra casa dov’è?
Inoltre come figli di un santo Fondatore che ha riposto nella cura dei piccoli più diseredati la sua necessità di dare concretezza e sostanza al messaggio evangelico non possiamo esimerci dal continuare a promuovere quella cultura pedagogica e cristiana che da lui abbiamo ereditato. Per queste e per altre ragioni vogliamo una manifestazione che possa accogliere tutti, credenti e non, amici e conoscenti, vicini e lontani. Ecco quindi l’iniziativa
Antoniani's Film Festival sulla minore età
per far conoscere attraverso l’arte del documentario e del cortometraggio cinematografico il mondo dei minori confrontato con la guerra, la fame, il sottosviluppo, il disagio esistenziale, la deprivazione familiare. Attraverso tre giorni di proiezioni nelle sale degli Antoniani d’Italia, nell’ultimo week-end di maggio di ogni anno, vogliamo scuotere le coscienze per riflettere e sensibilizzarsi sui questi grandi temi che affliggono le generazioni che verranno dopo di noi.
Accogliamo quindi con grande gioia la prima edizione che si svolgerà dal 27 al 29 maggio 2011 in tutti gli Antoniani che ne faranno richiesta.
Direttori artistici invitati: Rocco Papaleo, Arnoldo Mosca Mondadori, Isabella Russinova
Partners: RAI Movie
Sede dell’Organizzazione Generale
ANTONIANO dei Padri Rogazionisti
Via G. D’Annunzio, 153
50135 FIRENZE Tel. (+39) 055/602657 Fax (+39) 055/6121287
Organizzazione Tecnica in collaborazione con
Namavista | Film
Via Mazzini, 28 - 75015 Pisticci (Mt)
tel./fax +39 0835 581135 +39 0835 582099 mobile +39 377 1067227
11:51
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04/11/2010
Telefonate pure, ma evitiamo le minacce...
Mi ha chiamato molto puntuto un confratello che è indignato perchè su questo sito che porta il noma di "rogazione" sia stato pubblicato un articolo come quello di Germinario sui fatti riferiti alla nomina del nuovo superiore di Messina. Premesso che io stesso non mi trovo d'accordo con P. Germinario in quanto non credo che la nomina sia stata fatta per mettere a riposo il precedente, nè sia stata pensata scegliendo tra i cortigiani più prossimi nel consiglio provinciale, vorrei ribadire che un minimo di libertà di espressione ci deve essere consentita sennò che ne facciamo dei nostri poco utilizzati cervelli. A me pare che oggi non basti nominare un superiore per dare assetto ad una casa. Molte case hanno delle opere e oggi quelle opere possono essere portate avanti solo se vengono chiamate persone che hanno maturato un minimo di competenze. Oso citare dei fatti ascrivibili a giusti confratelli che ora non sono più tra noi. Quando fui inserito nella comunità di Padova venne nominato superiore l'ottimo e santo P. Prudentino che, come detto era un santo, ma in quanto a competenze creò un subbuglio operativo di cui furono vittime anche alcuni suoi coetanei come il compianto P. Lomuscio. E' vero molti di noi sanno fare molto, ma non tutti sanno fare tutto. Per cui comprendo quando i provinciali dichiarano che la scelta dei responsabili a volte si fa sulle dita di una mano di una persona con una sola mano. E poi caro confratello puntuto se noti un nostro animus pugnandi non ti preoccupare, amiamo la Congrega come l'ami tu, solo che in più ci prendiamo il fastidio con il nostro dire non di farlo notare, ma di aiutarla a crescere come spero sia anche nelle tue intenzioni. Un abrazo. GLR
12:51
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Il Signore ce la mandi bona...
Corre voce che qualcuno che è nella Commissione per l'ultima redazione del testo della Regola trattato e approvato dall'ultimo Capitolo Generale avverta un certo smarrimento nel pensare che quei testi dovranno essere vagliati dalla Sacra Congregatio dei Religiosi. Smarrimento, dopo che 53 persone per 30 giorni si sono affannate per produrre ciò che ora fa provare smarrimento! Ero di questo avviso 2 anni fa e lo sono dopo mesi dalla conclusione di questo inutile Capitolo. Credo che 7 confratelli con un minimo di competenza erano più che sufficienti per analizzare e rivedere quei testi. Gli altri 46 avrebbero potuto dedicarsi a cose più pregnanti o inerenti la nostra indefettibile vita comunitaria, affettiva, sociale e religiosa. GLR
12:35
Scritto da: sder23
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QUANDO LA CARITA' E' DI DISTURBO
Il sottoscitto, Anatriello Stefano, fa presente che è stufo di sopportare il comportamento maleducato e privo di ogni logica dei senza tetto ospitati nel Vs. istituto di Grottaferrata ubicato in Viale Vittorio Veneto (p rov. di Roma - Lazio). Costoro disturbano, impediscono e soprattutto interrompono il sonno notturno dei condomini del palazzo di fronte, dopo le 22.00 di sera e alle 05.00, alle 06.00 ed olrtre del mattino. Vi prego di porre in atto le necessarie e tempestive misure per evitare il ripetersi di questi fenomeni incresciosi ed anomaianli per non ricorrere all'ausilio delle forze dell'ordine. In attesa di riscontro alla presente e di soluzione, si inviano distinti saluti. N.B. I 'senzatetto' nel periodo novembre 2009-aprile 2010, hanno già ammorbato in più giorni il tenore di vita dei condomini del palazzo di fronte - non aggiungo altro - possono essere spostati in qualche altro centro?
12:22
Scritto da: sder23
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E' VERA INCURIA?
E’ L’INCURIA DELLA DIMENSIONE COMUNITARIA DEL ROGATE
IL PRIMO PROBLEMA DELLA PROVINCIA DEL CENTRO-SUD?
Nelle sue “Riflessioni personali circa la dimensione comunitaria del Rogate nella nostra Provincia Italia Centro-Sud”, fatte dopo la conclusione della sua ultima “visita canonica”, il padre Francesco Bruno ha voluto rilevare, come elemento più grave, lo scarso impegno che, a livello personale e comunitario, c’è nella Provincia per l’apostolato del Rogate. Fra i tanti problemi, ha creduto che il più importante fosse su quello dell’abbandono della dimensione comunitaria e personale dell’apostolato del Rogate.
La riflessione però sembra non chiarisca e non prospetti soluzione adeguata al tema-problema che il Provinciale affronta.
Scrive: «Ne viene fuori che il Rogate è sentito e vissuto principalmente a livello individuale, in relazione alle convinzioni personali e secondo il proprio ufficio. Manca quasi del tutto la dimensione comunitaria dell’impegno per la diffusione della preghiera per i buoni operai e la stessa diffusione della preghiera per i buoni operai, e la stessa preghiera comunitaria è carente».
Ritengo personalmente che quella del padre Francesco Bruno sia una impressione personale alterata dalla presupposizione di come, secondo lui, dovrebbe dispiegarsi ed intendersi la dimensione dell’apostolato del Rogate.
Si tratta di riferire il problema alla “fragilità delle convinzioni personali”?
Si tratta del fatto che pochi sono quelli che “mettono ogni giorno la preghiera personale e comunitaria al primo posto fra le tante cose da fare”?
E’ perché non vi è chi sappia “insegnare agli altri a pregare perché ne hanno fatto esperienza vera, piena e trasformante”?
E’ veramente perché sono pochi quelli che trovano giornalmente un tempo opportuno da trasformare innanzi a Gesù Sacramentato?; o perché non si medita ogni giorno sulle pene intime del Cuore di Gesù?; o perché per zelo e fissazione non si è disposti a qualunque sacrificio, anche a dare il sangue e la vita perché questa rogazione diventi universale?
Pensa veramente il padre Provinciale che «alla radice di questa visibile fragilità c’è una profonda crisi di fede che investe non solo la dimensione personale e comunitaria del Rogate, ma più in generale, la nostra stessa consacrazione, come si vede chiaramente nella pratica dei voti e nella vita comunitaria»?
La cosa più stupefacente è che il padre Bruno sembra addebitare tutto al fatto che «che nella realtà, lo spostamento delle attività riguardanti la dimensione della diffusione del Rogate, allo stesso livello operativo di quelle riguardanti la dimensione della carità, ha creato un vero e proprio “buco” a livello operativo carismatico nei singoli Confratelli e nella Comunità».
La conclusione è quanto lo stesso Provinciale riferisce al termine della sua riflessione. E cioè. «L’esito di questa preghiera, dice il Padre, è infallibile e i suoi risultati visibili; eppure ciò che è realmente visibile, anche a chi non vuole vedere, è la preoccupante crisi di vocazione che stiamo vivendo nella nostra Provincia al punto che tra cinque-sette anni saremo al collasso circa il personale religioso nelle nostre Case. Basti pensare che, se Dio ci fa grazia, la prossima ordinazione nella nostra Provincia sarà di un solo Confratello fra quattro anni. Se mancano i frutti visibili delle vocazioni, ancor prima di fare strategie più o meno avventuristiche, bisogna innegabilmente ammettere, alla luce delle parole del Padre, che la causa principale sta nel fatto che preghiamo poco e male».
Siamo alle solite conclusioni di un modo superficiale e sprovveduto di affrontare il tema-problema delle vocazioni e del valore ed efficacia della preghiera per ottenerle. Se le vocazioni mancano, per il padre Bruno, è perché non si prega, o si prega male. Siamo ad un livello ancora primordiale, superficiale, acritico ed erroneamente interpretativo della esortazione alla “preghiera” per le vocazioni, come strumento in se stesso infallibile, i cui risultati sono visibili. Così si è sempre ritenuto circa il tema-problema del Rogate. Gesù ha detto che bisogna pregare il Rogate, ma se non si viene esauditi è perché non si prega o si prega male o non si prega a sufficienza. Non è così. Non consegue che se le vocazioni non ci sono è perché non si prega.
Colgo l’occasione per esortare il padre Francesco Bruno, ora che è Consultore generale addetto all’apostolato del Rogate, a sottoporre il tema-problema del Rogate ad una seria, approfondita e nuova critica biblico-teologica sulla pericope evangelica. Ci si accorgerà che altre sono le ragioni per le quali nella Chiesa, e nella nostra Congregazione, stanno venendo meno le vocazioni.
E’ certo che le vocazioni sacre devono essere chieste mediante la preghiera. Ma si dà una interpretazione letterale-fondamentalista della pericope evangelica del Rogate se si pensa che, pregando, è infallibile che le vocazioni verranno. E dunque se non vengono è automatico che si debba ritenere che non si prega o si prega male. Una critica intelligente dei testi biblici ritiene che anche il “Rogate” relega nel mistero la sua inevitabile efficacia, così come quando si dice nel Vangelo: «Pregate e otterrete, chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto». Si prega, si chiede, si bussa ma, come dice Sergio Quinzio, constatiamo che spesso non veniamo ascoltati. E’ inefficace allora la preghiera? Niente affatto. Ma è evidente che il Rogate, così come ogni altro invito alla preghiera, ha bisogno di ulteriore e più intelligente interpretazione biblica, della quale, fino ad ora, pare che i rogazionisti diffidano per mancanza di senso critico e di intelligenza teologica-interpretatica. Mancanza di intelligenza e riflessione strutturale di cui penosamente noi rogazionisti soffriamo ancora, e non so ancora fino a quando.
Che poi le vocazioni vengano meno nella nostra Provincia del Centro-Sud, non è certamente addebitabile al fatto che preghiamo poco o male. La domanda di fondo che faccio, e che vorrei fosse intesa nel suo giusto senso, senza sorprendersi e scandalizzarsi, è la seguente: «Per quali ragioni, di fede, di cultura e religiosità, un giovane intelligente dei nostri tempi e dei nostri ambienti culturali, dovrebbe domandare di farsi rogazionista?». Cosa offriamo? Quale spiritualità ed apostolato sacerdotale-evangelico proponiamo?
Se mancano le vocazioni nella nostra Congregazione italiana, non è perché non si prega o si prega male. E’ perché da essa non emergono stimoli religiosi e culturali speciali per desiderare e domandare di appartenervi.
Si afferma che la messa è molta e gli operai sono pochi. Ma gli operai che noi domandiamo con le nostre preghiere li chiediamo perché siano operai evangelici o perché abbiamo bisogno noi, e non il Signore, di gestori di opere, di operatori economici, di qualificati in pubblicistica, di addetti agli uffici Upa, di educatori diplomati, di addetti alla mensa de poveri, di sacerdoti abilitati ed eletti ad uffici Generali e Provinciali. Devo purtroppo annotare che siamo “noi rogazionisti” ad aver bisogno di operai, ma per la gestione delle nostre Opere. Abbiamo bisogno di personale. non di pastori che Gesù voleva perché fossero inviati per il mondo a predicare il Vangelo. Ci sentiamo noi stessi, in verità ed onestà, persone realizzate ad essere quelle vocazioni che il Signore ha chiamato a sé per testimoniare il Vangelo?
Il padre Provinciale è preoccupato perché fra cinque-sette anni saremo al collasso. Ma è preoccupato di non avere sacerdoti sufficienti che testimonino e predichino il Vangelo, o è piuttosto preoccupato di non avere personale da collocare come direttori, economi, ufficiali di propaganda antoniana, assistenti ed educatori, addetti alle costruzioni o alla gestione di uffici di assistenza e carità? Sono questi i limiti strutturali di una visione di vocazione evangelica che va riconsiderata da Studi rogazionisti. Ed in base a questa visione critica che va considerato il tema-problema della vocazioni, nella Chiesa, nella nostra Congregazione, e nella nostra provincia del Centro-Sud. Si legga e si mediti quanto ha scritto san Gregorio Magno sul tema dei pastori voluti ed attesi dalla preghiera del Rogate: «Ecco, il mondo è pieno di sacerdoti, e tuttavia si trova di rado chi lavora nella messe del Signore; ci siamo assunti l’ufficio sacerdotale, ma non compiamo le opere che l’ufficio (sacerdotale) comporta». Restiamo “preti”, ma come e per quanto sembriamo anche “sacerdoti”?
E dunque le “vocazioni” del Rogate, quelle intese dalla pericope evangelica, sono intese per l’ufficio sacerdotale. Ma è proprio vero che le nostre stesse “vocazioni” personali sono in ordine ad un ufficio sacerdotale? Vogliamo discutere seriamente su questo interrogativo? O vogliamo ancora continuare a discutere sull’identità del nostro carisma, sull’attualità della Pia unione che viene ora tradotto in Unione di preghiera o sulla opportunità di estendere ancora la Sacra Alleanza? Svegliamoci, cari fratelli! Cerchiamo più chiara e precisa definizione di noi stessi, dandoci maggiore dignità nella riflessione e negli studi di quanto ancora ci resta preziosa eredità: la sacralità, ma anche l’umanesimo della pericope evangelica del Rogate. Abbiamo sufficiente conoscenza della letteratura biblico-teologica sul Rogate. Ciò che ci manca è invece la cultura dei sensi veramente evangelici della pericope evangelica.
Detto questo, che spero venga recepito dai Superiori e anche dai miei Confratelli come il vero tema-problema della nostra identità di Rogazionisti deputati alla riflessione critica, biblico-teologica, sulle vocazioni, devo aggiungere che non solo si è inteso in modo distratto e superficiale il problema della mancanza di vocazioni nella nostra Provincia, ma che fa anche meraviglia che il padre Provinciale, a conclusione della visita canonica, ritenga che il punto più rilevante della nostra Provincia sia quello dell’apostolato del Rogate, perché si prega poco o male, a livello personale e comunitario. E vorrei proprio che non fosse presentato nel prossimo Capitolo provinciale di febbraio 2011 il tema del Rogate come il problema più urgente e grave della nostra Provincia. Sarebbe come volere mimitizzare quelli veri e più seri.
I problemi più seri della nostra Provincia sono altri, e ci dispiace che non siano stati avvertiti dopo una visita canonica. Il vero problema è quello della insoddisfazione e dello scontento dei religiosi, giovani ed anziani; la crisi di non pochi religiosi che non è riferibile solo ad una crisi di fede, ma ad una crisi di esperienza di vita vissuta nelle comunità. Altro problema è quello della gestione delle Opere di carità che non riescono ad intravedere soluzioni di stabilità e di chiara definizione; il problema ancora irrisolto delle megastrutture che non riusciamo più a gestire. Altro problema è quello già emerso dalla consultazione delle Comunità e che sarà oggetto del Documento di discussione capitolare in Provincia; e cioè quello della Vita di comunione nelle nostre Comunità. Altro vero e più rilevante problema è quella della dissociazione che si è venuta a creare, e che ancora permane, fra i Superiori della Provincia e non pochi Religiosi, che ancora si ritengono offesi da un presunto maltrattamento ricevuto dai propri Superiori. Giustificato o non giustificato, è un sentimento che permane nel sentire comune, e che va discusso e chiarificato, altrimenti non ci sarà soluzione al tema-problema della Comunione nella Comunità.
Voglio in fine rilevare a quanti, Superiori e Confratelli, sono distratti a prendersi cura delle cose e a non aver cura delle persone, che si sta costituendo all’interno delle Province italiane un fenomeno serio e pregiudizievole, sul quale specialmente i Superiori responsabili dovrebbero riflettere e cercare di porre rimedio. Pare a me, e non solo a me, che mentre, grazie a Dio, si sta risolvendo in meglio il rapporto tra sacerdoti giovani e anziani o di una certa età, sta manifestandosi un rapporto critico tra religiosi, giovani e meno giovani, in riferimento al loro rapporto con i Superiori maggiori, sia del Governo Generale che Provinciale, non evidenziato ma serpeggiante. Rapporto critico che io noto come pregiudizievole e che si evidenzia nella costituzione di fascia di religiosi ritenuti governatisti ed anti-governatisti. Così che per i primi, i governatisti, tutto quello che fanno i Governi è ben fatto e i loro critici sbagliano e sono da diffidare, mentre per i secondi, gli anti-governatisti, tutto quello che fanno i Governi è malfatto, e quelli che danno loro il consenso sono anch’essi da diffidare. Si tratta di uno stato d’animo pericoloso su cui è necessario intervenire per chiarire e risolvere. E mi dispiacerebbe se qualcuno ironizzasse sulla cosa e la preoccupazione la riferisse solo alla considerazione del padre Germinario che non ha cosa di meglio su cui riflettere. Il problema invece esiste e serpeggia negli animi. E, come mi è stato riferito, si è manifestato anche nell’ultimo Capitolo generale.
Il Capitolo provinciale si fa sempre più prossimo. Ma vorrei proprio che le Commissioni e i Superiori che lo stanno preparando non trascurassero queste nostre riflessioni e che le tenessero presenti nei loro elaborati. Come ho rilevato in altre occasioni, anche chi come me è informato di uno spirito critico che può sembrare eccessivo, è anche informato di una filiale preoccupazione per il progresso religioso e culturale della Congregazione.
P. Mario Germinario
12:19
Scritto da: sder23
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CONTINUITA' e CONTINUISMO
di P. Mario Di Pasquale
PREMESSA
Sull' argomento di questo numero di "Asterischi" è necessaria una premessa chiara ed inequivocabile,
La premessa è questa:
«Non si intende fare riferimento alle persone, bensì riflettere su una situazione oggettiva, determinata da una prassi, che se è legittima (art. 226 Norme), tuttavia nella sua reiteratezza, rischia un' appiattimento metodologico, una discutibile, personale e obsoleta influenza sulla "governance" della Congregazione».
Mi riferisco alla "nomina" del Segretario Generale.
Da quando è stata modificata la norma circa il Segretario Generale, e cioè: dalla elezione alla nomina, è stata "nominata" a questo ufficio sempre la stessa persona.
Sono già 24 anni e, con l' ultima "riconferma", su raggiungerà il "record storico" dei 30 anni.
I – BREVE EXUCRSUS HISTORICUS
Faccio un breve excursus, sulla base dei testi delle Costituzioni e Norme che mi ritrovo, vale a dire dal 1970.
a) Le Norme del 1970, art. 204, recitano:
«Il Segretario Generale viene eletto dal Capitolo Generale, può essere anche uno dei Consultori Generali, ma non il Vicario»
b) Norme del 1976, art. 212 = al 1970
c) Norme 1980, art. 183, : «Il Segretario Generale viene eletto dal Capitolo Generale e non è Consultore»
d) Norme 1986, art. 183 : «Il Segretario Generale può essere uno dei Consultori, viene nominato dal Superiore Generale con il voto deliberativo del suo Consiglio».
e) Norme 1992, art. 213 = al 1986.
f) Norme 1998, art. 221 : «Il Segretario Generale può essere uno dei Consultori, viene nominato dal Superiore Generale con il consenso del suo Consiglio».
g) Norme 2004, art. 226 = al 1998.
Come si può vedere, dal 1986 il Segretario Generale è nominato dal Superiore Generale e viene tolta la clausola che non può essere il Vicario Generale (Infatti l' attuale Segretario Generale è stato anche contemporaneamente Vicario Generale), cosa prevista dalle Norme del 1970 e 1976. Quelle del 1980, invece, prevedono l' elezione da parte del Capitolo Generale, ma introducono la clausola che non sia Consultore.
Questa, in sintesi, l' evoluzione dell' elezione e della nomina del Segretario Generale dal 1970 ad oggi.
II – CONTINUITA' e CONTINUISMO
Si dice e si legge che la nomina a Segretario Generale della stessa persona per 24 anni (e ci si è avviati ai 30 anni) sia stata fatta in nome della continuità. Certamente è questa l' intenzione. Ma se la "continuità" è la ragione, allora, forse, occorre intendersi sul senso e significato di "continuità", diversamente si cade e si scade nel "continuismo", che non è proprio la stessa cosa.
1° . CONTINUITA'
Il significato generale di "continuità" è: «Estensione non interrotta nel tempo e nello spazio».
Nel significato figurato, "continuità" è: «Assenza di mutamenti sostanziali: continuità di pensiero, successione ininterrotta di una tradizione di pensiero da un periodo storico all' altro» (Cfr. Devoto – Oli. Nuovo Vocabolario della Lingua Italiana, Ediz. Readers Digest)
Come si può osservare dal semplice significato filologico, la "continuità" attinge piuttosto il pensiero, i valori, la tradizione di usi e costumi. Insomma, realtà valoriali. che devono essere attuate e mantenute indipendentemente dalle persone fisiche.
Nel caso specifico della Congregazione, i valori che vanno mantenuti nella logica della continuità sono quelli legati al carisma, alla missione, alla grande Tradizione, alle Costituzioni e Norme, ecc.
E' evidente, dunque, che tutte queste cose devono essere custodite, governate e mantenute da chiunque si alterni negli uffici e nel Governo della Congregazione.
Se, infatti, la "continuità" la si lega alla "persona fisica", allora si dovrebbe aver non solo il Segretario Generale, ma anche il Superiore Generale a vita, e così tutti gli altri ufficiali generali e non.
Va ricordato che nel Capitolo Generale del 1974 (se non erro) fu deliberata la norma secondo la quale un Superiore locale, espletato il primo ed il secondo triennio di Superiorato, almeno per due o tre anni, non ricoprisse l'ufficio di Superiore.
La motivazione – per me molto giusta – era quella di evitare, non solo e non tanto, Superiori a vita, ma di impedire una sorta di "carrierismo".
Applicare questa norma anche agli Ufficiali Generali e non, sarebbe tanto sconvolgente, scandaloso e destabilizzante?
Io credo che scandalosa sia questa presunta "continuità", che continuità non è, ma puro e semplice "continuismo.
2° - CONTINUISMO
Per "continuismo" – sempre filologicamente – si intende: «Insistenza sulla stessa linea di azione, specialmente politica» (Cfr. Devoto – Oli, Ib.).
Il "continuismo", pertanto, si attua e si sviluppa piuttosto nell' ottica e nella logica del "potere", anziché in quella dei "valori".
Il "continuismo", perciò discrimina e seleziona non necessariamente in ragione di qualità e competenze, quanto piuttosto in ragione di sottomissione, di esecutività, di aquiescenze acritiche, ma influenti sul piano decisionale.
III – DIFFERENZE SOSTANZIALI
Sono di assoluta evidenza le differenze sostanziali tra "continuità" e "continuismo".
Esse si possono così sintetizzare e raffrontare:
1° - Continuità:
- Sfera dei valori
- Tradizione agganciata all' evoluzione.
- Continuità di pensiero (nel caso i doni carismatici) nella ricchezza degli approfondimenti, di generazione in generazione.
- Continuità: dono per tutti ed impegno di tutti coloro che si trovano nella situazione o nell' incarico.
2° - Continuismo:
- Sfera del potere.
- Mantenimento del prestigio personale.
- Cumulo di competenze, ostacolo ad alternative metodologiche, di impostazione, ecc.
- Monopolio di influenza ed interferenza decisionale, così che tutto si svolga ed evolva nell' alveo dei propri schemi.
Il "continuismo" attinge, perciò, la gestione del potere, al di là – e a volte anche contro – dei valori.
IV – LA NOSTRA SITUAZIONE
.
Nella nostra situazione non vi è alcun dubbio che la "garanzia" della "continuità" è data dalla capacità dei Capitoli, a tutti i livelli, di "coniugare" e "fare sintesi" tra "Tradizione" e "Progresso" nel cammino di crescita e maturazione dei valori carismatici della Congregazione.
Al contrario la "gestione" del governo della Congregazione, ha cercato di introdurre, almeno in parte, la "prassi" del "continuismo".
Infatti con la modifica della normativa che prevedeva la "elezione" del Segretario Generale tra i Consultori Generali, si è instaurata, "in forma stabile", il "continuismo" legato alla persona fisica, con tutti i rischi che ciò comporta.
V – GLI EFFETTI DEL CONTINUISMO
Gli effetti del "continuismo" forse non sono "appariscenti", ma certamente non sono "benefici".
Oltre ad un potere, "simulate subisso", al Superiore Generale, certamente vi è un esercizio di "interferenza" "qui maxime auctoriate pollet" (che massimamente influenza sull'autorità).
Ma, oltre a tutto ciò, vi è una questione giuridico-pratica.
Il Segretario Generale, nominato dal Governo Generale, nella sua partecipazione ai Consigli Generali:
a) Redige solo i verbali?
b) Partecipa al dibattito per concorrere alla decisione finale?
c) Se sì! E' il "quinto" Consultore aggiunto?
d) Se è, di fatto, il quinto Consultore aggiunto, perché non è eletto dal Capitolo, come gli altri quattro Consultori?
Queste questioni non sono "passatempi" teorici, ma riguardano la vita dei Congregati, le attività, le prospettive per il futuro e quant'altro.
Le decisioni – soprattutto se prese a maggioranza – hanno profonde ripercussioni, positive o negative, sulle persone, le Comunità e l' Istituzione in genere.
Una "indebita partecipazione attiva" all' elaborazione delle decisioni – anche se non si traduce in "voto" – rimane pur sempre "una indebita partecipazione".
Ovviamente, queste questioni, nella logica del "continuismo" non sono rilevanti, ma per la vita dei Congregati e della Congregazione, sono fondamentali:
Solo se si vuole fare riferimento agli ultimi mesi, il "continuismo", se non l' ha provocato, certamente non ha impedito l' anomalia della disposizione del 04/08/2010. Disposizione che si è configurata molto più come "logica di potere" che come "bene" per le Province coinvolte.
VI – RITORNO AL PASSATO PER UN FUTURO MIGLIORE
Io sono convinto che il vero "progresso" si costruisce e si sviluppa soltanto con un "coerente aggancio" al passato positivo.
Il Concilio Vaticano II non sarebbe stato in grado di promuovere nessuna evoluzione nella vita della Chiesa senza il fondamento della Tradizione e senza "impregnarsi" del magistero "profetico" ed "evolutivo" di Pio XII, che già preconizzava, in tutti i settori della vita della Chiesa, il "progresso" codificato dallo stesso Concilio.
Non a caso il "magistero" di Pio XII è il più citato nei Documenti del Concilio e non solo come "citazioni", ma anche come "impostazione" di sviluppo.
Tornando al caso specifico, di cui sto trattando, sarebbe opportuno e doveroso "ritornare" alla norma "elettiva" del Segretario Generale e "cancellare" quella della "nomina". Quest' ultima porta nel vicolo cieco del "continuismo", la vecchia norma fa respirare la salubrità della "continuità".
12:13
Scritto da: sder23
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25/10/2010
PINZELLACCHERE?
Permettetemi, miei cari quasi venticinque lettori di ritornare sulla disposizione del P. Generale del 04/08/2010, circa il doppio incarico mantenuto da chi è stato eletto a Consultore Generale.
Ritorno sull' argomento non per un bambinesco quanto insensato "cantar vittoria", francamente non ne ho alcun bisogno.
Per le persone di buon senso, vi è la risposta della Sede Apostolica che dà ragione alla tesi sostenuta da P. Germinario e da me e condivisa da molti altri Confratelli.
Mi è pervenuta ultimamente, da parte di P. Germinario, una sua ulteriore riflessione dal titolo: «DOPO L' ESITO DEI DELEGATI AL CAPITOLO PROVINCIALE DEL CENTRO SUD».
L' ho letta con attenzione e perciò mi è sembrato giusto ed opportuno manifestare anche una mia riflessione su qualche punto dello scritto di P. Germinario, attraverso i miei soliti "Asterischi".
I – DISCERNERE NECESSE EST
1^ RIFLESSIONE: LA REAZIONE
La prima riflessione va su quanto afferma P. Germinario, e cioé: «Un pensiero di rivalsa ci viene da fare verso quei confratelli che si sono sentiti dichiaratamente infastiditi per il fatto stesso di essere noi intervenuti a rilevare l'errore di procedimento dei Superiori Maggiori appena eletti. Alcuni ci hanno ripreso per esserci opposti malevolmente ad una precisa decisione dei Superiori Maggiori, altri ci hanno accusato di superbia ed arroganza, altri di mormorazione anche se apertamente espressa ed altri ancora di volere sollevare questioni di lana caprina, altri ancora, scomodando il comico Totò, di intervenire per quisquiglie e pinzillacchere».
Questa è la reazione descritta da P. Germinario sul fatto del nostro intervento circa la disposizione del 04/08/2010 del P. Generale.
Metto da parte le "offese"personali di superbia, arroganza, di mormorazione, di pignoleria. E' una vita che ne ricevo ed anche di peggio.
La differenza, forse, con i nostri critici sta nel fatto che noi le critiche cerchiamo di farle sempre e su questioni oggettive, senza mancare di rispetto; i nostri critici, invece, le critiche, il rispetto, l' ossequio e le… sviolinate le fanno ad orologeria e a corrente alternata.
Ma la questione seria ed importante non è questa!
Il dramma piuttosto sta in una mentalità "anarchica", secondo la quale il rispetto delle Costituzioni e Norme sarebbe una semplice, trascurabile "quisquiglia", una "bazzecola", una "pinzillacchera", un "checché".
E' del tutto evidente che, se il Governo Generale ha commesso un errore, i fruitori di tale errore ne traggono vantaggi in una perversa logica di potere.
Appare, inoltre, altrettanto evidente che il P. Generale è stato indotto all' errore.
2^ RIFLESSIONE: FLASH STORICO
Credo che un breve excursus historicus possa essere utile anche per gli "smemorati" di turno o di comodo.
a) Quando nel 1992 il Provinciale della Provincia Latino Americana, P. Luigi Paolo Di Bitondo, fu eletto Consultore Generale, la Provincia fu retta dal Vicario Provinciale, P. Federico Lavarra, fino al Capitolo Provinciale successivo.
b) Quando nel 1998, il Provinciale della PICS, P. Giorgio Nalin, fu eletto Superiore Generale, la PICS fu retta dal Vicario Provinciale, P. Riccardo Pignatelli, fino al successivo Capitolo Provinciale.
Questi sono i precedenti storici che hanno avviato la prassi applicativa delle Costituzioni e Norme, relative alle Province e nello stesso tempo hanno avviato una "traditio" univoca ed uniforme.
Bisogna ricordare anche che l'istituzione delle Province, in Italia, è stata fatta nel 1992, hanno perciò 18 anni di vita – si potrebbe dire che sono ormai "maggiorenni" - quindi c'è stato un certo consolidamento nella prassi istituzionale. Come mai questo "brusco cambiamento di rotta" nella prassi del nostro diritto?
Ribadisco che la disposizione del 04/08/2010 è "contro" le Costituzioni e nello stesso temo le "modifica".
Con tutto il rispetto, il P. Generale non ha né competenza, né potere per tale modifica.
I fatti sono questi e "contra factum non valet illativo".
A noi possono essere riservati anche i peggiori giudizi, ma l'evidenza dei fatti rimane e grida: legalità, legalità, legalità!
3^ RIFLESSIONE: GRUPPI DI PRESSIONE?!?
Una domanda nasce spontanea: Chi sono coloro che considerano il rispetto delle Costituzioni e Norme una "quisquiglia"?
Se così è:
- Chi determina, nella Congregazione dei Rogazionisti, i diritti ed i doveri dei Religiosi?
- L' autorità e l' autorevolezza dei Superiori, a tutti i livelli, da chi è determinata? Forse da gruppi di pressione?
- I Superiori stessi hanno forza ed autorità dalle "quisquiglie" costituzionali o dagli "accordi" di questo o quel gruppo di pressione?
Anche ad un cieco appare evidente che in queste ipotesi ci troveremmo inun a "struttura" a regime "mafioso", ciò che non oso pensare!
Tuttavia, anche una semplice ipotesi del genere – a mio parere – è più che sufficiente per indurre a correggere l'errore.
Cosa che, ancora una volta, chiedo all' autorità competente, di fare.
II – LEGITTIMI SOSPETTI – INTRINSECA CONTRADDIZIONE
4^ RIFLESSIONE: LEGITIMA SUSPICIO
Come ultima riflessione, mi pongo e pongo alcuni interrogativi:
1° : Come mai il Superiore Generale, appena eletto ed al Suo primo Consiglio Generale – e prima di ricevere formalmente e pienamente le "consegne" dal Superiore Generale e Governo Generale uscenti – ha preso una decisione così "nuova" rispetto al nostro diritto e così "innovativa" rispetto alla prassi sopra ricordata?
2° : Dato che, secondo la disposizione del 04/08/2010 e secondo la "sanatio ad cautelam", mancano pochi mesi alla celebrazione del Capitolo Provinciale, cosa avrebbe potuto succedere di così grave e di pericoloso, per la Provincia, se fosse stata gestita dal Vicario Provinciale?
3° . La motivazione ufficiale dei presunti pochi mesi, nella sua intrinseca contraddizione, non manifesta essa stessa che la motivazione o le motivazioni di tale disposizione sono state altre?
Non dovrebbe essere esattamente il contrario, e cioè che se il Capitolo si sarebbe dovuto celebrare dopo molti mesi o anni, sarebbe stato poco opportuno lasciare la gestione della provincia ad una "autorità vicaria"?
In ogni caso va pure ricordato che dal 1971 al 1974 (tre anni), l'intera Congregazione fu governata dal Vicario Generale, sia pure sotto la guida del Visitatore Apostolico.
4° : Ritornando al nostro caso, perché tanta "tempestività" nel prendere una decisione palesemente contro Costituzioni e Norme?
5° La contraddizione della motivazione (pochi mesi) e la tempestività della decisione, non legittimano la "Suspicio" che essa sia stata "insufflata" (suggerita) da qualcuno o da qualche gruppo di pressione?
6° : Se malauguratamente una simile "suspicio" fosse vera, non renderebbe drammaticamente palese la "deriva" verso modelli di gestione sensibile al potere, cosa ben diversa dal modello di una Vita Religiosa?
7° : Se un Capitolo Provinciale ed un Governo Provinciale da esso eletto, si costituiscono nella illegalità chi potrà mai affrontare e dare risposte ai problemi gravi ed urgenti ai quali fanno riferimento coloro i quali sostengono che le questioni sollevate ed affrontate nella fattispecie, siano "questioni di lana caprina" e cose simili?
8° : La legittimità dell' autorità costituita non è, forse, "cardine fondante" per la stessa ricerca di soluzioni ai gravi ed urgenti problemi di vita che le nuove situazioni pongono alle nostre responsabilità? Quale autorevolezza avranno le decisioni prese da autorità non legittime?
9° : E' vero che pochi mesi in più o in meno non cambiano la vita al presente, ma "scardinano" del tutto la vita personale, comunitaria ed istituzionale, per il futuro.
I rapporti interpersonali con una autorità non legittima, che rapporti saranno, solo di potere?
10° : Se la nostra critica può essere valutata come "puntigliosa" o "pretestuosa", l' ostentazione di chi sfoggia superiore "sufficienza" come la si valuterà, "spocchia" o "spocchiosa sufficienza"?
III – CONCLUSIONE
A conclusione vorrei ancora una volta ribadire che senza la soluzione alla questione fondamentale della legittimità dell'indizione del Capitolo Provinciale, tutte le altre questioni o problematiche poste nello scritto di P. Germinario, - pur essendo importanti – non avrebbero il loro "ubi consistam".
Le elezioni effettuate, le scelte compiute, le problematiche da affrontare, ecc. passano in secondo ordine.
Così pure, mi sento di dire ai "paladini" dei gravi ed urgenti problemi: Chi e con quale autorità se ne farà carico?
Cuori Divini di Gesù e di Maria, assisteci e guidateci. Amen!
P. Mario Di Pasquale
21:21
Scritto da: sder23
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20/10/2010
Sul Capitolo Centro Sud (di P. Mario Germinario)
DOPO L’ESITO DEI DELEGATI AL CAPITOLO PROVINCIALE DEL CENTRO-SUD
1- La prima riflessione che ci sembra di dover fare è scomoda, ma va fatta! E’ su come si è risolta la questione del prolungamento della gestione delle rispettive Province da parte del Generale P. Mezzari e dell’ex provinciale P. Francesco Bruno, eletto Consultore generale.
La Congregazione dei Religiosi, rispondendo alla domanda del Superiore generale in merito alla possibilità di continuare nel doppio incarico fino ala elezione del nuovo provinciale, ha dato ragione a quanto il padre Di Pasquale ed io, avevamo sostenuto: «Nella normalità dei casi i Superiori Provinciali, una volta eletti Consultori Generali dovrebbero lasciare i loro incarichi».
Non si ritorna sul tema-problema per dire che noi avevamo ragione ed altri torto. Ma un pensiero di rivalsa ci viene da fare verso quei confratelli che si sono sentiti dichiaratamente infastiditi per il fatto stesso di essere noi intervenuti a rilevare l’errore di procedimento dei Superiori Maggiori appena eletti. Alcuni ci hanno ripreso per esserci opposti malevolmente ad una precisa decisione dei Superiori Maggiori, altri ci hanno accusati di superbia ed arroganza, altri di mormorazione anche se apertamente espressa, ed altri ancora di volere sollevare questioni di lana caprina, altri ancora, scomodando il comico Totò, di intervenire per quisquiglie e pinzillacchere.
A me questo ha generato scoramento ed afflizione. Mi son sentito come giudicato di impertinenza e di spirito poco religioso. Mi sono sentito sollevato quando altri confratelli, non certamente giovani ma di una certa età ed anche di un certo prestigio e stimati, mi hanno chiaramente espresso il loro consenso. Consenso non solo alle nostre osservazioni in merito alla questione, ma anche consenso sul fatto che si fosse intervenuto a rilevare la irregolarità delle decisioni prese. Ecco perché torniamo a rilevare il modo in cui si sono risolti i fatti.
La stessa Congregazione, infatti, volendo rimediare al fatto increscioso generato non da cattiva intenzione, ma da ignoranza della legge, ha voluto porre rimedio al caso. Ha concesso che i nuovi eletti a Superiore Generale e Consultore Generale, potessero agire secondo le disposizioni già date con la Circolare del 4 agosto scorso.
Però ha “concesso” che per i restanti mesi che separano dai Capitoli provinciali, essi gestissero la preparazione, e cioè potessero continuare “nel doppio incarico fino all’elezione del nuovo Provinciale”. Ma la stessa Congregazione ci ha tenuto ad annotare: «Per ogni eventualità, però, e per maggiore tranquillità di tutti gli interessati, il Dicastero concede un’eventuale sanatoria ad cautelam».
E’ evidente che questa brutta figura, (perché di cattiva figura si tratta!) si poteva evitare. Bastava almeno che qualcuno, per esempio il Segretario generale del Governo, ancora riconfermato, avesse almeno sospettato che quel modo di procedere e di decidere fosse errato. Non solo, ma che si fosse anche considerato che il padre Di Pasquale ed io stesso, che rilevavamo il fatto, potevamo avere ragione, visto che non avevamo affatto il piacere di contestare o fare rimostranze. E mi dispiace ancora che ad esercitare il potere di una giusta e doverosa critica all’interno della Congregazione, su fatti ed eventi, debbano restare isolate, solo alcune persone di una certa età come siamo noi. Dove sono le altre intelligenze emergenti?
Ritengo invece che tutti dovrebbero essere persuasi che se all’interno della Congregazione manca lo spirito critico, si evita di questionare e discutere, ci si inibisce nell’esercizio critico della ragione, si teme di essere fraintesi o anche di dispiacere le Autorità, significa che manca perciò stesso ogni sintomo di intelligenza e cultura.
La parola “critica” è un termine greco, che proviene dal termine “crino”, che significa certamente spezzare, ma significa anche “giudicare”, esprimere giudizi di senso e di valori su fatti, persone ed eventi. E quando non vi è cultura, o la cultura languisce come viene riscontrato nei nostri ambienti, che l’esercizio della critica viene visto con sospetto e circospezione, e ritenuta mormorazione.
2 - In merito alla “sanatoria” del Dicastero, data ad cautelam, il padre Mario Di Pasquale ha ragione quando scrive che, tuttavia, la sanatio non risolve il problema. Perché la sanzione “ad cautelam” è data con una formula generica che non entra nel merito del caso specifico.
Io non mi pronunzio se questo risvolto generi anomalia o illegalità, come afferma Di Pasquale. Ma è certo che la sanatio, anche se concede una sanatoria, non impedisce però che lo stesso Padre Giovanni Bruno non solo continui a preparare il Capitolo, ma pone anche atti che, con il Capitolo, non hanno nulla che vedere, e che si risolvono in veri e propri atti di Governo. Sono gli “effetti” conseguenti a cui accenna il padre Di Pasquale. Il primo dei quali è che, di fatto, il Consultore generale, che per sè cessa di essere Superiore Provinciale, partecipa di diritto al Capitolo Provinciale. E così facendo, impedisce che il quorum dei partecipanti al Capitolo per votazione diminuisca di una unità, in favore del quorum di quelli che partecipano di diritto.
Inoltre e di conseguenza, proprio in fase di chiusura del Governo provinciale uscente, mentre si sta preparando il prossimo Capitolo, s’è provveduto a rimuovere il Direttore dell’Istituto di Cristo Re, il padre Orazio Anastasi. Non si poteva attendere che tale sostituzione la facesse il prossimo Governo provinciale? Il padre Anastasi aveva certamente terminato il suo triennio da Direttore, e poteva dunque essere sostituito, a norma di regola. Il Governo uscente poteva fare quello che ha fatto. Dov’è allora il problema?
Il problema sta nel fatto che, mentre tutti gli altri Direttori che avevano superato il triennio, sono stati confermati per un altro triennio, il padre Anastasi è l’unico che viene rimosso dopo il regolare triennio.
Il Consiglio provinciale aveva il diritto, ed avrà avuto anche le sue ragioni per farlo. Ma anche se poteva farlo, è indubbio che se tutti gli altri Direttori vengono riconfermati per un altro triennio e solo il padre Inastasi non viene riproposto, la cosa sembra strana e, comunque, la rimozione sembra un gesto non certamente promozionale, ma chiaramente punitivo. Non sarà così nella intenzione, ma così appare.
E’ da anni che io vado sostenendo che, se il tempo dell’incarico di Direttore è per un triennio, normalmente dopo il triennio tutti i Direttori dovrebbero essere rimossi. E’ il rinnovo per un altro triennio che dovrebbe essere eccezionale e per casi eccezionali, e non il contrario. Dicono infatti le Costituzioni al n. 248: «Il Superiore locale dura in carica per un triennio e può essere confermato per un secondo triennio». E dunque il tempo ordinario è di un triennio, ma può essere rinnovato per un altro triennio.
Ma se diventa anche ordinario che tutti vengano rinnovati per un altro triennio, e qualcuno viene escluso dopo un triennio, è chiaro che si ha la sensazione che la rimozione venga interpretata come rimozione. E’ differente il caso che un Direttore venga rimosso dal suo incarico dopo un triennio, quando chiaramente si ha bisogno delle sue capacità e specializzazioni per altri uffici ed in altra sede. Ma se diventa normale che il triennio diventi sessennio, tanto vale riformare la legge ed estendere il tempo ad un quadriennio o anche sessennio.
Ma ciò è sembrato a molti più strano è il fatto che al posto del padre Anastasi sia stato designato a Direttore della stessa Casa di Cristo Re un Consigliere del Governo uscente nella persona del padre Paolo Galioto. Persona capace, onorabile e rispettabile senza dubbio. Ma non è questa la questione. Il fatto è che a molti è sembrato criticabile che, a fine di mandato ed in prossimità del Capitolo, un membro del Consiglio provinciale uscente, sostituisca alla direzione dello stesso Istituto il Direttore rimosso. Così che ora tutti i membri del Consiglio provinciale hanno uffici e posti di direzione, e quindi esercitano speciali poteri, o nella Direzione degli Istituti o nella Direzione delle Opere.
Si dice che i Superiori Maggiori trovano difficoltà a trovare persone che possano esercitare l’ufficio di Direttori. Sono convinto anche io e posso anche io capirlo. Ma è strano che non si riesce a trovare fra 60 sacerdoti della Provincia del Centro-Sud chi possa fare il Direttore in un Istituto, e lo si trovi poi così facilmente fra i 5 che compongono il Governo provinciale. No. Proprio non va! Non c’è neanche stile.
3 – In merito ai risultati già noti delle elezioni per i delegati al prossimo Capitolo provinciale del Centro Sud, ho da fare i seguenti rilievi.
Le votazioni sono state quelle che sono state e i risultati sono stati quelli che sono stati. Ma a me sembra che si perpetui, anche nella votazione dei rappresenti a questo Capitolo, la nostra grande deficienza culturale e, direi anche, mancanza di onestà intellettuale.
Anche nelle votazioni dei delegati al Capitolo provinciale ci si dovrebbe attenere all’etica della giustizia distributiva. La quale dice che ad ogni persona bisogna dare stima, riconoscimenti di titoli, uffici di responsabilità, potere direzionale ed altro, secondo il merito. E si manca a tale giustizia distributiva, si manca alla giustizia, e perciò se ne ha colpa.
Allora la domanda: qual è il criterio che si dovrebbe usare quando si tratta di eleggere rappresentanti ad un Capitolo?
E’ la natura stessa e la finalità di una Assemblea capitolare che suggerisce il criterio perché il voto dato sia espressione di una giustizia distributiva. E la natura e la finalità di un Capitolo generale o provinciale che vuole che coloro che vi partecipano siano delle persone che conoscano i problemi da risolvere, che abbiano perciò scienza e conoscenza, che abbiano capacità di riflettere e di argomentare, che siano capaci di esporre li propri pareri, che siano retti ed onesti nel giudicare fatti ed eventi, che abbiano un certa esperienza di vita religiosa, che, oltre ad uno spessore religioso comprovato, abbiano anche intelligenza per rilevare con discernimento e spirito critico i veri problemi emergenti, ed infine che sappiano anche proporre possibili soluzioni ai problemi sui quali l’Assemblea discute. Che siano inoltre uomini liberi, cioè liberati dentro, che nei loro interventi e nelle scelte delle persone, non si facciano influenzare da altro che non sia la propria retta coscienza ed onestà intellettuale.
E’ dunque la finalità propria di un Capitolo che dovrebbe essere il criterio per scegliere i capitolari. E’ perciò importante che si valuti il valore della persona, e nella valutazione si tenga presente il buono spirito del religioso.
Il voto che si dà nella elezione capitolare non può essere un voto di condotta, il cui giudizio è peraltro sempre soggettivo. Il voto di partecipazione al Capitolo non è onesto se è espressione di un giudizio di valore sulla persona che non sia attinente alle finalità proprie di una capitolo. Si votano persone che, oltre ad essere buoni religiosi, sono capaci di rispondere alle finalità proprie di un Capitolo. Non si danno voti di condotta ma riconoscimenti di capacità, di conoscenza ed esperienza.
Che ne è se voti chi ti più consentaneo, se poi questi nella Assemblea capitolare non darà nessun contributo dialettico alla soluzione dei problemi, mostrerà di non poter partecipare portando il suo contributo di intelligenza dei problemi da discutere e risolvere?
Proprio perché il voto che si dà a quelli che parteciperanno al Capitolo non può essere un voto sulla condotta o un giudizio di valore etico-religioso sulla persona del confratello, ma un giudizio di valore sulle sue capacità, non è neanche corretto che si votino gli amici, sol perché sono amici; che si votino persone della stessa fascia etaria sol perché meglio li si conosce; persone che sono facilmente in sintonia con le proprie idee, e si escludono altre le cui idee e visioni siano differenti. Se un mio confratello lo ritengo capace di esprimersi in libertà, in rettitudine di coscienza, con onestà, scienza e conoscenza, esperienza e capacità dialogica, riflessiva, propositiva e risolutiva, io gli do il mio voto. Anche se nella struttura mentale, nelle visioni, nella cultura, nell’indole e nel carattere non è con me in sintonia, io lo voto se sono certo che in Capitolo esprimerà con libertà il proprio giudizio critico. Non si votano delle condotte ma delle capacità. Il voto è dato alla capacità, alla conoscenza dei problemi ed alla esperienza di vita. Chi non ha nulla da dire, chi non può dare un contributo dialettico costruttivo, resti a casa.
Qualcuno riterrà che bisogna lasciare la libertà di votare chi si vuole, come si vuole e per le ragioni personali che si hanno; e che la libertà del voto non deve essere inceppato da alcun criterio. Ma sappiamo che è una scorretta e sconcia libertà quella che si regola senza verità. Sconnessa dalla verità ogni libertà diventa arbitrio e stoltezza.
Ovviamente non posso esprimere un mio giudizio di valore sulle persone elette nella nostra lista dei capitolari. Ma se un rammarico mi è lecito esprimere, non lo esprimo sulle persone elette, ma su alcuni altri confratelli non eletti, che avrebbero meritato un giudizio di valore più giusto di quanto sia giusto quello con il quale altri sono stati eletti.
Un altro fenomeno curioso va rilevato: ed è che chi neanche un anno fa chi aveva avuto molto meno voti, ora se li ha visti vistosamente aumentati, mentre chi ne aveva avuto di più, ora, dopo poco tempo, se li ha visti diminuiti. Misteri dei rogazionisti!
Si dirà che il voto è stato espresso per due differenti Capitoli: quello Generale e quello provinciale. Può essere una ragione, ma all’analisi intelligente ed approfondita dei fatti, non è questa la sola ragione. E’ questione di una vera e propria deficienza culturale. Ritengo infatti che se in questi giorni si votasse di nuovo, il risultato sarebbe sorprendentemente diverso. Dipende da come si istaurano le relazioni tra i confratelli e da come si evolvono. E’ segno di immaturità quando le votazioni si esprimono in base allo stato delle relazioni e dal modo in cui esse procedono. E’ per questo che avviene anche che, spesso, specialmente quando i voti vengono concordati ed indirizzati, che ci si accordi di votare certe persone, non per le persone stesse, ma perché altre persone non siano votate.
Dobbiamo notare che si è anche riscontrato che fra noi permane l’abito mentale, per sé giustificabile, di dover eleggere persone in ragione degli uffici o compiti che svolgono o hanno già svolto, come gli ex Generali, gli ex provinciali, il Segretario Generale della Curia di Roma, il Maestro dei Novizi e il Direttore dello Studentato. Ma in questo caso resta la difficoltà di stabilire se sono stati eletti per meriti personali o per gli uffici che svolgono o hanno svolto.
Certo è che avere certe sedi ed uffici facilita la notorietà, e con la notorietà viene facilitata le elezione. Se un religioso è relegato in sede non importante o non esercita uffici di un certo rilievo resta sconosciuto o ignorato. Lo sanno i Superiori e gli stessi interessati. Può succedere però che alcuni siano eletti proprio in ragione del fatto che li si ritiene persone ignorate, relegate o per reale disposizione emarginati.
4 – Come nelle elezioni per il Capitolo Generale, un altro fenomeno è stato rilevato anche in queste elezioni: quasi tutti i rogazionisti che risiedono a Roma sono stati eletti al Capitolo.
Bisogna supporre che quei religiosi che risiedono a Roma, proprio perché risiedono a Roma, siano più valenti e meritevoli rispetto ad altri che non hanno residenza ed uffici a Roma?
Può anche darsi. Ma il fatto è che alcuni di quei rogazionisti eletti, che risiedono a Roma, non hanno mai avuto sede nella Provincia del Centro-Sud. Vi appartengono, hanno diritto di voce attiva e passiva, ma sono a Roma dai tempi in cui non ancora esisteva la Provincia Centro-Sud. Quale conoscenza diretta possono avere dei problemi della Provincia se negli Istituti della Provincia non hanno mai avuto residenza? Con quale competenza partecipano se da sempre sono assenti dalla provincia? Si dirà che la dichiarazione di competenza la dà loro il voto che ricevono. Ma io infatti non critico loro, ma quelli che li mandano al Capitolo. Parlo ovviamente di alcuni, non di tutti quelli che hanno uffici e sede a Roma.
Concludo dicendo che se risiedere a Roma diventa un vantaggio ed un privilegio, sarebbe il caso che il nuovo Governo provinciale che sarà eletto proceda ad una roteazione di quelli che devono risiedere nella Capitale! P. Mario Germinario
23:36
Scritto da: sder23
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13/10/2010
Assemblea Provinciale Italia Centro-Nord 4.0
Riprendiamo alle 16 dopo la recita dell’Ora Media con la conclusione affidata ovviamente al Provinciale. E’ una conclusione sobria, onesta e concisa che ha ripreso i contenuti di alcuni interventi. I prossimi passi sono affidati alla Commissione Pre-Capitolare. Si chiude così alle ore 17 la due giorni. Appena potrò scriverò una sintesi del mio modesto intervento. Domani si parte per la Sardegna dove inauguriamo una sede di Erapolis Itinera. Avremo così un altro display sul territorio che parlerà indirettamente della tanta sospirata rogazione evangelica. Il Signore ti benedica gentile lettore e scusami ancora per la brevità delle cronache, ma di più non ho potuto e forse non voluto. A presto. GLR
16:19
Scritto da: sder23
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P. Cecca sul tema Litografia
LA GRAZIA
Chiedo scusa a voi tutti se riterrete questo mio intervento al di là delle tematiche e dei mille interrogativi che sono oggetto delle nostre riflessioni di questa due giorni. E giacché siamo stati invitati per dare i nostri apporti per ciò che ci appartiene, io vi invito a riflettere su una notizia che ieri è stata lanciata e che per molti di noi può essere sembrata non un articolo di fondo, ma una notiziola in un angolo della ventesima pagina che non importa a nessuno (tanto per chiosare sull’argomento).
Mi riferisco alla questione della Litografia: domani si riunisce il Consiglio di Amministrazione, ci è stato detto dall’Economo Generale, per orientarne le sorti (spero che il verbo sia il più blando!). Io mi auguro che non solo non si definisca un bel nulla, ma che i propositi del CdA siano lontanissimi dal pensare di alienare o chiudere la litografia, perché la cosa è così grossa, che, senza disturbare l’autore degli ASTERISCHI, penso non ci sia all’atto un Consiglio di amministrazione che possa suggerire ai Superiori (tutti nuovi per giunta), una possibilità del genere. La Litografia è un bene della Congregazione di tale portata e di così vitale interesse, che merita almeno un coinvolgimento diretto dei Consigli Provinciali, che, senza nulla togliere alla competenza del CdA, ne prenda in mano le redini per riorganizzare e rilanciare e non mortificare o affossare la Litografia.Qualcuno può pensare che parli da Cicero pro domo sua. Si sbaglia. E la cosa sarebbe puerile. Vengo dalla scuola di P. Donvito Filippo che mi insegnò saggiamente che, lasciato un ufficio, si pensi al nuovo incarico e non più al regresso.
Qui la questione è diversa. Ho fatto uno sforzo enorme per superare il naturale pudore di parlarne proprio perché sono implicato come persona non solo informato dei fatti,ma come un servitore attore che fin dall’inizio con mezzi grami e con tutte le forze anche fisiche (è dell’epoca una ischemia che mi accompagna nella vita), e con la bravura e l’impegno dei collaboratori, riuscimmo a mettere in piedi l’azienda, contribuendo più di una volta anche a rinforzare le casse della Curia Generalizia, e quindi passare la mano a confratelli che senza dubbio avranno fatto anche meglio del sottoscritto. Questa è storia che evidentemente non possiamo raccontare da protagonisti. Ma sono elementi che fanno la storia. Ricordo con una certa commozione che, inaugurando l’inizio dell’esercizio, titolammo l’ammiraglia bicolore LA GRAZIA, in memoria della prima macchina tipografica avviata nei primordi dell’Opera.
Bene, confratelli, giocando sull’espressione, cerchiamo di non sciupare LA GRAZIA che per l’intera Congregazione è stata ed è fonte di Provvidenza. In essa sappiamo leggere i segni della carità operosa dei Benefattori che ancora oggi sono i veri operatori sconosciuti della Provvidenza che hanno fatto e fanno la storia del nostro benessere e dello sviluppo dell’Opera.
Accettate questa ORAZIONE non come oratoria nel foro romano, ma come preghiera al cuore dei confratelli rogazionisti.
16:15
Scritto da: sder23
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Assemblea Provinciale Italia Centro-Nord 3.0
Si riprende alle 9,30. E’ la giornata delle proposte. Si avvicendano diversi interventi a fuoco d’artificio. La giornata è piena di sole. Stanotte alle 3,30 circa il mio vicino di stanza ha pensato bene di andare a svuotarsi la vescica. Lui si è liberato dai liquidi reflui e io dal sonno perché ha acceso l’aspiratore che ha fatto lo stesso frastuono di un quadrimotore al decollo. Un aspiratore che deve avere un tale potere che ho sospettato avesse aspirato anche lui tant’è che stamattina l’ho cercato tra i banchi della chiesa e grazie a Dio l’ho visto presente. Ma ritorniamo all’Assemblea.
Alcuni interventi sono animati e appassionati. C’è ancora energia nei corpi e questo mi riempie il cuore di fiducia. Alcune proposte? Ve ne trasmetto alcune perché a scriverle tutte non ne è il caso. C’è chi chiede che il prossimo Capitolo Provinciale sia a forma assembleare. Un altro propone di rivedere il flusso delle risorse economiche considerando che alcune di esse andrebbero impiegate anche in Provincia per l’animazione vocazionale e la formazione (dato che il surplus va tutto oltre oceano per le stesse ragioni). Un ex-direttore della Litografia chiede di porre maggiore attenzione sulle sorti dell’opificio magari coinvolgendo di più i consigli provinciali. Di molti problemi una cosa è incontrovertibile: i nodi stanno venendo tutti, ma propri tutti, al pettine. Finalmente!
Vorrei scrivere altro, ma dovrei prima organizzare una sintesi ed ora il tempo non ce n’è. Chiudiamo alle 13.
10:28
Scritto da: sder23
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12/10/2010
Assemblea Provinciale Italia Centro-Nord 2.0
Riprendiamo nel pomeriggio. Andiamo avanti con l’esposizione dello stato delle case. Ascolto con devozione e con una sottile disanima che si è abbarbicata intorno alle coronarie dei miei sentimenti e rischia di arrivare al cuore. Sogno il giorno in cui ognuno di noi dovrebbe o potrebbe dare ragione del suo apporto ad una comune causa, un vero progetto condiviso, quell’unicum che potremmo produrre nel campo della nostra missione apostolica anche nella consapevolezza che a causa della nostra dimensione non potremo diventare né gli unici né i primi. Ma sinceramente non sogno più anche se in compenso sono sommerso da segni. Ma la nave va anche se non sappiamo verso dove. La cosa che più mi scoraggia è che non si da sfogo ad una vera ricerca. E credo che questo avvenga anche per evitare incomprensioni. Nei paesi anglosassoni le idee innovative vengono premiate o almeno sono considerate. Nei nostri ambienti creano solo conflitti. In questo modo abbiamo messo in crisi anche il principio di non contraddizione per cui le cose sono o non sono. Qui invece sussiste la possibilità che le cose possono essere prese così come sono senza deciderci per una forma o l’altra. Credo non si tratta di vivere nel contrasto diacronico tra missione e identità , tra agire ed essere, ma di scegliere una via mediana (come suggeriva il santo Card. Newman), che ci faccia essere presenti come persone reali, vive, attente e non atticciate o schiacciate da mille paure, fugando così l’andazzo e il rischio di prendere qualcosa del tutto e niente in particolare. Le polarizzazioni servono solo a focalizzare gli aspetti in alternativa, ma guai a sposare un solo lato e tralasciare l’altro. Tuttavia una strada occorre prenderla. E in questo ci troviamo manchevoli. Ma questo è il mio modesto avviso.
Ore 16,50. Iniziano i liberi interventi. Inizia mastro Di Pasquale con un suo scritto che è a risposta del questionario formulato e inviato dal Provinciale alle comunità. A seguire presento il mio verbo che ora non ho voglia di scrivere. Dopo di me prende la parola P. Dibitonto che apre il tema dell’attenzione al “nostro” laicato. Alle 17,30 pausa.
Ore 18,00. Si riprende. All’ambone P. Giovanni Sanavio che espone il suo pensiero sui diversi temi.
Segue P. Mario Bongarrà che espone le ultime novità sulla conduzione della parrocchia a lui affidata sulla Via della Pisana a Roma. Dopo prende la parola P. De Boni che ragguaglia circa le ultime ristrutturazioni eseguite nella casa di Padova. Alle 18,50 si chiude la sessione odierna. Buona notte.
16:36
Scritto da: sder23
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