21/12/2010

Rogazione cambia posto

Carissimi rogazion-lettori ci siamo trasferiti su

http://rogazione.wordpress.com/

Si tratta di un blog piu' ricco di funzioni. Infatti troverete in linea anche un informale sondaggio sul tema delle Province.
Vi aspettiamo non solo curiosi ma anche partecipanti.
Gaetano Lo Russo e company.

18:36 Scritto da: sder23 | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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Passano gli anni e il tempo affresca le rughe,
scalfisce i segreti remoti che durano nel cuore
e traccia sulle pieghe del viso il mio domani
che sarà perenne di giorni appena consumati.
Gli occhi stazionano sulla biblioteca, sui libri
a pile che non ho ancora letto e così penso
al quadrante sbiadito d’un orologio statico
e mi chiedo tra me quanto tempo mi rimane.
Il tuo ricordo pare una magia fuori del tempo
dove la memoria ondeggia su ciò ch’è perduto,
scivoli sui silenzi il vento acre dell’esistenza
e sembra prodigio il seme che diventa albero.
Fischia sulle cime l’alito ghiacciato della sera
ed una tenerezza antica si apre nel pensiero,
spalanca un canto triste nel vuoto della mente
ed un sussurro di tristezza girella nell’ignoto.
Mi porto dentro ascendenze di nomadi e fuggo
dal destino malevolo che ombreggia i ricordi,
a novembre il vento cava dal giardino le foglie
e con esse trascina via anche la gioia della vita.
Il cuore defluisce nel fiume quieto dei ricordi
e ritorna la tristezza e avanza il dolore cupo
che tende l’anima con il tocco d’una carezza
e delinea inimmaginabile il soffio della vita.
Così mi abbandono al volo d’un sogno quieto
che pure si dilata nel profilo delle ore buie,
pure c’è ancora un fremito di vita nella mente
mentre con gli occhi spalancati cerco il cielo.
Aiutami a soffrire
Stasera i pensieri sono simili a foglie fatiscenti,
nell’autunno che preme sul cuore la malinconia
ed io non ho più nulla da pretendere e mi sento
sperduto come Mosè dentro un cesto di vimini.
A volte credo di avere già vissuto il mio tempo
e cerco di catturare l’integro dolore del mondo,
l’inquietudine degli uomini m’assale; e ti prego:
in questo mio viaggio aiutami a soffrire, Signore.
Il freddo stasera ha chiuso il cuore in una morsa
e tu non sei più con me per poterlo infiammare,
non più un gesto o una carezza per riaccendere
la fiamma che un tempo avvampava senza sosta.
Stasera la solitudine ha risvegliato dentro di me
il dolore che era nascosto nell’attesa di tornare,
le lacrime scendono come pioggia di primavera
e si perdono nel buio che si inoltra nella stanza.
Ad ogni ora aggredisco l’aridità del quotidiano
cercando di equilibrare il mio mondo spirituale
e solo sulla strada del dolore ritrovo me stesso
ed impotente attendo lo scoccare dell’ultima ora.
La notte mi sorprende nel silenzio dei pensieri,
nei sogni che cedono all’approssimarsi dell’alba
in cui ti convoco con richiami pacati di tristezza
e il tuo ricordo è onda che martella la scogliera.
Invano tento di frantumare questa mia solitudine
ma riconosco nel dolore l’unica verità della vita,
ed anche se persisto in questa dolce inquietudine
ho paura che l’alba sopraggiunga troppo presto.
Eternità rubata
Nel cuore cantano parole di riconciliazione
con gli uomini, il mondo e i muri delle case
che si distendono sotto un sole semispento,
posto a sud del rosso velo di un crepuscolo.
Nell’anima tornerà la nozione della certezza
e il segreto per invocare i fantasmi del passato,
per fare risplendere il richiamo della speranza
di ricevere nuove e forti sensazioni di gioia.
Stasera un’ansia maltratta pilastri di speranze
e traboccano di nuove parole i soliti silenzi,
poi sarà una sfida rubare i resti della luna che
ora mi affascina con i suoi profumi struggenti.
Ritrovare l’età giovane spogliata dagli errori
per tessere con nuove maglie la tela della vita
e continuare entro i confini dell’umano sentire
a curare le mie ferite nella ragnatela dei sogni.
Nasceranno nuove lune sul fondo degli abissi
quando il giorno avrà compiuto il suo corso e
la terra ospiterà nel grembo il senso dell’uomo
che ha lavato le sue ferite con acqua di fonte.
Le nubi vagabondano in un cielo senza tempo
le ombre vivono nel respiro della tua presenza
che ora s’affaccia oltre i rami del crepuscolo
a cantare nell’attesa le prime stelle della sera.
Sopraggiunge con forza la soglia della notte,
a riportarmi segreti chiusi entro raggi di luce
e nell’effimero richiamo di un’eternità rubata
infiammerò il mio futuro in carezzevoli fuochi.
Le perle della sofferenza
Quando di notte il dolore si sposa col silenzio
ed avvolge il cuore un mantello fiabesco,
è solo allora che mi sboccia la fatica del vivere
ed i miei pensieri si posano in un’eco di preghiera.
È il destino che suona la canzone della vita
con una musica forgiata di storie senza nome
e di tante parole talvolta selvagge e solitarie
che annunciano affanni in una eco autunnale.
Per tutti c’è una luce da accendere nell’aurora
e c’è un lume fievole da spegnere al tramonto,
per tutti ci sono nuove promesse per l’avvenire
e stormi di sogni lieti che inseguono le rondini.
Il dolore mi ha aiutato a conoscere me stesso
e mi sono prostrato nudo davanti agli uomini
e davanti a Dio come fece il santo Francesco,
così ho sofferto però sono diventato uomo.
Ho cercato la verità socchiusa nel mio silenzio
e ho dato un nome alle perle della sofferenza,
alle gocce che cadevano dal cielo per bagnare
e dissetare in abbondanza i fiori della mia vita.
Ho gradito la sorte che qualcuno mi ha scolpito
senza cadere nelle ragnatele d’oro che vedevo
nascere giorno per giorno e che mi attiravano
in un mondo formato di illusioni e poca luce.
Pure prima che nasca la luna sono già inquieto:
mi chiedo a cosa vale vincere gli spazi del cielo
per poi avventurarsi in quell’emisfero senza fine
simile ad una lepre che corre verso la salvezza?

Scritto da: glorus | 15/04/2011

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